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Autore del messaggio: Gengis Khan da ULAN BATOR MONGOLIA
lasciato il 21/8/2019 ore 7:29

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Mongolia 19/08/2019 da Manzushir ad UB. Il programma è stato leggermente modificato, ieri avremmo dovuto vedere il tempio ed oggi avremmo dovuto salite in cima a Tsetse gun ed in serata rientrare su UB. Di fatto ieri abbiamo tentato la furbata per recuperareun po di tempo per completare la visita della capitale UB, alla quale il programma dedicava (in verità anche per il fatto che siamo arrivati con voli diversi) poco tempo. Non siamo riusciti ad arrivare in cima alla montagna, ma per fortuna abbiamo desistito in tempo per non complicare oltremodo il rientro, e purtroppo non abbiamo approfittato per visitare anche il tempio di Manzushir, con le sculture di tibie umane. Stamani ci svegliamo sotto una pioggia battente, che scoraggia la visita mattutina al tempio, ci sarebbe comunque da camminare un po, nel fango, immaginiamo, e quindi desistiamo. Puntiamo pertanto su UB, per buttarci nei borghesi acquisti di Cashmere e di paccottiglia da turisti di bassissima lega. Visitiamo dapprima il centro commerciale più chic della città, non tanto per i negozi presenti, quanto per la presenza di alcuni scheletri di dinosauro che peraltro non si potrebbero fotografare. Troppo tardi... Trascorriamo qui la tarda mattinata, prima di portarci al negozio del Cashmere. Entro con l'intento solito di non acquistare nulla, ma in realtà le cose viste nei grandi magazzini all'andata erano piuttosto classiche e non mi avevano disgustato come accade di solito a queste latitudini, e infatti, sono il maggior acquirente del gruppo. Strano ma vero. Proseguiamo la visita con il mercato centrale dal solito impronunciabile nome mongolo, ma che tradotto significa mercato nero. È un mercato in cui si vende di tutto tranne alimentari, interessanti le file in cui si vendono articoli per la costruzione di Gher, o quelle che presentano cimeli per riti sciamanici, e tutto quel che riguarda il mondo del Cavallo, calzature con inserti di pecora e tessuti vari. È comunque un luogo da visitare, anche se, pare, infestato da borseggiatori. Poniamo la giusta attenzione e ci godiamo comunque la visita. Gira e tuira saltiamo il pranzo, o meglio, rimandiamo. Quando rientriamo in hotel non ci diamo tregue, sono le ultime ore di viaggio, e, nonostante la fame di Michi, il malessere di Federico, la stanchezza e un po di malumore di tutti, usciamo dall'hotel quasi subito. Sono circa le 16 ed il picco d'appetito è passato ormai quasi a tutti, pertanto raggiungiamo il Choijin Lama temple, che era uno degli highlight di UB non contemplati nel tour cittadino dell'andata. Il tempio si rivela una vera perla, incastonato peraltro su uno sfondo molto moderno, sacro e profano, ying e yang, Toro e Juvemerda. Dopo un incontro, quattro parole e alcune foto con un gruppo di monaci tabetano-Canadesi e tibetani appunto, Incontriamo anche una volenterosa sorvegliante, che, in un inglese da "volontà di comunicare", ci rende alcune spiegazione molto interessanti, aggiungendo valore alla visita del tempio. Ne usciamo molto soddisfatti e di umore molto migliore. Andiamo ancora a rendere omaggio alla statua di Gengis Khan, sulla facciata del palazzo del governo, e, prima di rientrare a piedi in hotel, riusciamo ancora a trovare un negozio di souvenir che fa al caso di Gigi, in cerca delle piccole Gher e delle calamite da distribuire ad amici. Rientriamo in hotel al pelo per far la doccia e siamo pronti per cena al ristorante, vegano, della mamma di Leila. Onestamente Avevamo immaginato una cena di addio a base di bistecca di "dinosauro", in puro stile mongolo, certo non un vegano per celebrare la serata, ma lei ce lo ha chiesto con così grande tenerezza che non abbiamo avuto cuore di rifiutare. Sono anche molto curioso di conoscere questa mamma, dopo molto averne sentito parlare. La serata si rivela infatti molto piacevole ed il cibo buono, mangiamo sopratutto cibi mediorientali, falafel, humus, tsaivan (io) ed un paio di zuppe. Molto buono. Bella la serata anche se provo un po di malinconia per questo viaggio che volge al termine. La mamma di Leila è molto interessante e completa la serata raccontandoci molti aneddoti curiosi. Terminiamo la serata consegnando a Leila e Agi le mance che lasciamo loro. Il resto è rientro in hotel, saluti in cui si cerca di non emozionarsi troppo (eccheccazzo siamo maschiali :-) e faticosa preparazione bagagli, domani alle 5 sveglia e lungo viaggio di ritorno. Buonanotte Mongolia, buonanotte ragazzi.
<-------> Email: Ulam@bator.it

Autore del messaggio: Tsetsee Gun da Manzushir temple
lasciato il 21/8/2019 ore 7:19

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Mongolia 18/09/2019 da Khustay a Manzushir giornata dedicata al trasferimento verso il monastero di Manzushir. Posto che ci sbrighiamo piuttosto in fretta cerchiamo di salire a Tsetse Gun nel primo pomeriggio, ma il tentativo fallisce a 3 km dalla vetta, circa metà strada, ed è meglio così, perche saremmo arrivati giù troppo tardi e quasi al buio, e già cosí siamo sfatti. In breve, oggi è stata una giornata un po sprecata ed anche la meta è un po discutibile. Se avessimo almeno visitato il tempio, che invece rimandiamo a domattina... Forse la giornata meno interessante del viaggio, peccato, anche perché gli umori sono già un po' in discesa per la fine prossima del viaggio.
<-------> Email: Manzushir@.

Autore del messaggio: Takhy horses da Khustay
lasciato il 21/8/2019 ore 7:16

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Mongolia 17/08/2019 da Shankh monastery a Parco N. Khustay. Dopo l'interessante serata col monaco a cena di ieri, in mattinata mettiamo la ciliegina alla tappa del Monastero. Per cominciare diciamo che è stata una di quelle notti in cui si è riposato bene. In secondo luogo abbiamo una sveglia umana con colazione rilassata e tempo per bighellonare un po intorno al tempio. Quando sono circa le 10,00 cominciano a riunirci perché sta per iniziare la prima preghiera della giornata. Ci spiegano brevemente quelle che sono le parti pregiate del tempio centrale, i Tanka importanti, chi sono i personaggi rappresentati nel tempio e quale funzione hanno avuto. Purtroppo la parte centrale non è utilizzata per il culto, perché infiltrata dall'acqua e non sembra esserci rimedio per ripararlo a breve, peccato. Il rito si officia nell'altro tempio, il laterale. Oltre a noi un'altra famiglia, molto numerosa, partecipa al rito. La funzione viene preannunciata da alcuni squilli di corno e tromba da due monaci incappellati fuori sulla garitta antistante il tempio, poi i monaci entrano ed in otto prendono posto su due file frontali di 4 per lato. Iniziano a salmodiare mentre a tutti gli ospiti viene offerto un tazzone di Airag, molto poco attraente. Utilizzo in serie la tecnica della mimetizzazione, del cambio di posto ed infine la fuga, per farla franca, memore dell'esperienza Nepalese col te al burro rancido di Yak, ed infine riesco a non farmi assegnare un tazzone personale, facendo intendere che due tazze in tre è più che sufficiente, cercando di non urtare la suscettibilità del monaco. La preghiera è quel continuo mantra che di tanto in tanto sembra terminare nell'"ameeeeen" dei nostri misteri... A memoria ricordavo che a questo punto nei monasteri tibetani visitati in Nepal, partiva un crescendo di percussioni, gong, piatti e sonagli, che aggiungeva un po di verve alla nenia, ma in questo caso non parte nulla. Il salmo dopo un po diventa quindi noioso, almeno per me, e perciò dopo aver appagato la necessità di documentare l'evento, inizio a girovagare per il tempio in cerca di qualcosa di più interessante. Il resto della compagnia, invece, sembra ben presa e resiste fino alla fine. Assistiamo anche sul finire della cerimonia, alla benedizione che la famiglia ottiene nel privè del tempio. Quando ci riteniamo appagati, lasciamo il tempio a puja ancora in corso, anche se a sensazione pare che la parte più importante sia stata officiata. Fuori dal tempio porgiamo i saluti di rito e ringraziamo il monaco che ci ha intrattenuti da quando siamo in monastero, e, posto che ci sono diversi bimbi piccoli, regaliamo quel che resta dei nostri quaderni, libricini da colorare, matite e zainetto anda, con tanto di foto spot col monaco in zainetto anda. Lasciamo il monastero e ci mettiamo in strada dopo le 11,00 non abbiamo da percorrere lunghe distanze oggi, perlopiù km di asfalto. Ci fermiamo in prossimita di un Ovoo lungo la strada per pranzo e Leila prepara un sorta di insalate di riso. Subito dopo siamo nuovamente in strada. Alle 16,30 circa siamo al camp di ingresso del parco khustay. Alle 18 Appuntamento con la guida per la visita del parco. Il parco ospita molti animali, ma la vera star è il cavallo selvatico Takhy, dichiarato estinto in natura e poi reintrodotto grazie alla tenacia di alcuni ambientalisti che reintrodussero la specie a partire da qualche esemplare presente in alcuni giardini zoologici sparsi per il mondo e nati in cattività. Furono reintrodotti in natura a partire dagli anni novanta con successo. Riusciamo a vedere i cavalli abbastanza da vicino, posto che non ci si può avvicinare a meno di 200 m., vediamo anche alcune marmotte. Poi si rientra in Ghercamp, ceniamo al risto del camp e ci ritiriamo per la notte.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Monk Tu khu N da Tuvkhun Monastery
lasciato il 21/8/2019 ore 6:17

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Mongolia 16/08/2019 da Cascata di Kurkhuree Orkhon Valley - Karkhorin Erdenee Zuu a monastero di Shankh. Lasciamo la famiglia della Orkhon valley con grandi saluti e ringraziamenti, siamo stati bene, a parte la notte tribola in tenda con la stufa brandante di ieri sera, abbiamo giocato a pallavolo, ballato la disco, cenato e fatto colazione con la famiglia, ancora stamani per scaldarci fatto un misto di palleggi pallavolo calcio davanti alla Gher. In sostanza verso le 9,30 siamo in strada e ripercorriamo a ritroso la,strada percorsa ieri, fino ad ora di pranzo, quando ci fermiamo lungo un piccolo corso d'acqua. Pranziamo con riso, tonno, e mais, e due buzz a testa avanzati da ieri sera. Nel primo pomeriggio arriviamo a Karkhorin e visitiamo la citta e il monastero museo di Erdene Zuu, con visita guidata e tradotta da Leila. Verso le 18,00 ci rimettiamo in auto e poco dopo siamo al monastero di Shankh. Prendiamo posto nello spartano spazio che ci assegnano, non ce da lavarsi, ma io ho bisogno di detergermi anche a pezzi. Esco per lavarmi come ieri open air con bottiglia, ma vengo intercettato da Leila, che si mostra perplessa, va a chiedere ai Monaci se permesso. Permesso negato. Allora mi lavo closed air in stanza nel piccolo lavandino, cercando di non dare troppo nell'occhio. La sera girelliamo un po per il monastero e poi a cena dai monaci mangiamo di nuovo Buzz, ravioli al vapore con carne di pecora, tofu e cipolla rossa. Trascorriamo la serata facendo molte domande al monaco manager del monastero che argomenta sempre con grande prontezza. Leila traduce le risposte. Si rivela una serata molto interessante, le domande che gli poniamo sono molte ed articolate, le risposte che da, sono coerenti e puntuali. Unico neo, I buzz ci stanno uscendo dalle orecchie... Buonanotte.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Genj tor da Orkhon Valley
lasciato il 21/8/2019 ore 6:8

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Mongolia 15/08/2019 Tuvkhun monastery Khurkhuree waterfall (Orkhon valley). Nuova sveglia ore 6 per riuscire a salire al tempio di Tuvkhun, meta di ieri, da recuperare oggi. Iniziamo l'ascesa al tempio, intorno alle 8,30 del mattino, c'è da camminare per tre km in mezzo al bosco di una salita non difficile. Il tempio ha l'aspetto poco vissuto ed un po trasandato di tutti quelli visti finora, ma detiene alcuni luoghi simbolici per la religiosità locale, in particolare un Ovoo (un mucchio di pietre in offerta alle divinità divinità protettrici degli elementi naturali) ed una caverna che nella simbologia locale viene immaginata e chiamata "il bacino", femminile, e che rappresenta il ventre della donna. Passare attraverso l'angusta apertura e riuscirne, rappresenta una simbolica rinascita, azione alla quale sicuramente non ci sottraiamo. Alcuni luoghi, come ad esempio l'Ovoo, non sono frequentabili dalle donne, altri Ovoo, richiedono un comportamento diverso tra uomini e donne. Dal tempio si gode anche di una bella vista sulla valle sottostante. Terminata la visita riscendiamo ed in breve ci rimettiamo in marcia. Le distanze da percorrere oggi sono minime rispetto a quelle dei giorni precedenti, ed anche la pista sembra un po meno accidentata, per cui, prima delle 14 Leila prepara il pranzo, sulle rive del fiume Orkhon, che da il nome alla valle. Ci rimettiamo in viaggio e poco dopo siamo dalla famiglia in Gher che ci ospiterà. La valle qui è molto larga e molto scenografico il paesaggio, intorno alle 16,30 ci avviamo per visitare la cascata. È molto bella, la zona è punteggiata di rocce vulcaniche, la cascata è formata da una fenditura nel terreno, come se questo fosse improvvisanente sprofondato, facendo riprendere al fiume il suo corso venti metri più in basso. La discesa sul fondo della cascata richiede una discesa tra le rocce mozzafiato, che i turisti locali affrontano con le calzature più inadeguate possibile, deja vù. Si ritorna a piedi al campo base e ci prepariamo per la cena, servita nella Gher familiare, dato che il driver, con tutte le provviste necessarie, si è dato per raggiungere gli amici e mangiare il boodog, la famosa marmotta Mongola. Prima di cena facciamor ancora in tempo a fare quattro palleggi a pallavolo con alcune ragazze della Gher dietro la nostra. La cena si rivela ottima ed anche la chiacchierata con la famiglia è molto interessante. A fine cena ci congediamo portando in dono alcuni libri colorati e matite, aghi e filo, ed altra cancelleria. Poi ci rigiriamo un po in tenda preparandoci per la notte, ma dietro di noi, la famiglia della pallavolo, ha improvvisato una discoteca all'aperto che suona successi disco del passato millennio, è un richiamo irresistibile in un luogo così remoto, ci lanciamo nelle danze, dapprima io Leila e Michi, poi timidamente, ci seguono Gigi e Fede. Il pubblico è a dir poco inquietante, sono tutte o quasi donne, alcune delle quali visibilmente alticce, ci coinvolgono in balli di coppia altrettanto improbabili, ci lasciamo coinvolgere, controllando a vicenda che nessuno corra gravi rischi di essere trascinato in qualcosa di ancora meno probabile. Il divertimento dura poco più di una mezzora, poi salutiamo e ci ritiriamo definitivamente nella nostra Gher, che nel frattempo ha la temperatura di un girarrosto, dato che la stufa è stata sovralimentata a dismisura. Andiamo a dormire sudati in mutande e canottiera e adesso, alle 4,40, sono sveglio da due ore col piumino addosso e approfitto per scrivere, e tenterò di riaddormentarmi tra pochi secondi. Di nuovo Buona notte.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Agi Family da Tuvkhun Monastery
lasciato il 21/8/2019 ore 6:2

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Mongolia 14/08/2019 monastero Ongii Monastero Tuvkun. La giornata di oggi è stato un lungo viaggio, con intervallo a pranzo dalla famiglia di Agi il driver. sicuramente la deviazione ci costa almeno due ore di marcia in più, sta di fatto che arriviamo a destinazino elle 8,30 passate, distrutti. Il pranzo è stato carino, la moglie ha cucinato piatti d'onore, zuppa, con carne di pecora, e poi dei dessert a base di riso e latte dolce e riso con canditi. Anche i bambini sono stati molto carini, hanno accettato tutti i nostri doni, i soliti giornaletti da colorare, matite, carte da gioco colla e ago e filo. A sera ceniamo alla Ghercamp ma finiamo per andare a letto tardi, quasi a mezzanotte. Buonanotte.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Bayanzag Ongii da Monastero Ongii
lasciato il 21/8/2019 ore 5:58

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Mongolia 13/08/2019 Bayanzag - Ongii monastero. È una lunga giornata di viaggio, quindi sveglia anticipata, colazione ore 7 e alle 8 partenza. L prima parte del tragitto è quella percorsa ieri pomeriggio a ritroso, fondo brutto e paesaggio bello, ancora le dune stavolta sulla destra e sullo sfondo i monti scuri. Poi il paesaggio diventa più piatto e la strada migliora un po. Verso le 1200 arriviamo a Bayanzag, altro Kanyon di terra erosa di colore rosso, anche chiamato flaming cliff, per via del colore che assume al tramonto. Impieghiamo circa due ore a visitare, purtroppo non ci viene spiegato quasi nulla sugli scavi condotti dall'americano Chapman negli anni 20, che portarono alla scoperta di dinosauri fossili, Leila ci accompagna ma conosce a fondo il posto da poter aggiungere molte informazioni. La falesia è comunque un bel set cine fotografico, con tanto di gruppo italiano cacaminkia con drone. Ci rimettiamo in marcia e, poco fuori dal parco ci fermiamo per allestire pranzo. Mangiamo pane, tonno e alici in barattolo, melanzane sottolio e formaggio. Mentre Leila prepara il pranzo fanno incursione altri gruppi di Sain Sanaa, sembra per controllare il lavoro svolto da guida e driver? Atteggiamento comunque poco gradevole. Non sparge il buonumore la visita, almeno non nello staff. Ripartiamo per la lunga e dissestata tappa pomeridiana che ci porta al camp dal monastero. Il camp è molto artificiale e peraltro posizionato nel posto più figo della zona, un'ansa del placido fiume. Il paesaggio da qui è davvero incantevole, infonde grande serenità. Preso posto al camp ci incamminiamo verso il monastero di Ongii poco lontano. La visita di per sè è poco interessante, il piccolo tempio ricostruito negli anni 90, dopo la caduta dell'unione sovietica, ha un valore poco più che simbolico. La cosa più interessante e triste è la vista dalla collina sovrastante, che rivela la quantità di templi appartenenti al complesso monastico, distrutti nel 1934 dai sovietici, dopo aver sterminato oltre 200 Lama. Un luogo che diversamente costituirebbe la Bagan (vedi Birmania) Mongola. Rientriamo al campo e c'è tempo malapena per fare una doccia e poi fiondarsi a cena. Peccato, avevo sperato di aver un po di tempo per leggere, scrivere, in un posto così pacifico. Dopocena ci intratteniamo con Leila Hagi e portiamo a termine la bottiglia di vodka Gengis khan che mi regalerà una nottata tribola, ma al momento non lo so ancora. Leila, dopo aver risolto un momento di Skazzo con Hagi, traduce la sua proposta di deviare il tragitto per domani, allungandolo di un po, per passare a trovare la sua famiglia, ci costerà un'altra sveglia temprana, ma all'unisono e senza esitazioni, il gruppo abbraccia la proposta, io mi esprimo per ultimo per non influenzare la volontà del gruppo, ma mi sembra una proposta ed una opportunità straordinaria e quindi è andata, domani sveglia alle 6, colazione alle sette e prima delle 8 saremo gia instrada, anzi, in pista.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Agi da Khongorin Els
lasciato il 21/8/2019 ore 5:46

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Mongolia 12/08/2019 Kongoryn Els. Sveglia ore 7,00 nel Gherkamp più lussuoso frequentato finora. Perfino un bucato in acqua calda si è reso possibile, docce ripetute e barba, acqua calda e temporalone notturno. Lasciamo il campo alle 9 in punto direzione le dune di Kongoryn Els, il punto più a sud del nostro trip. Il tragitto passa sempre per il centro abitato di riferimento della regione, che normalmente offre la possibilità di fare un po di spesa. Delego i ragazzi del gruppo ad occuparsi della spesa di oggi, io metto la testa sul telefono, essendo gli unici luoghi dove si trova rete e quindi ne approfitto per eseguire un po dei compitini social che sono tenuto a svolgere durante questo viaggio. Si riparte, e da qui il paesaggio diventa via via piu arido, viaggiamo in una ampia pianura tra due catene di monti scuri non troppo alte. Man mano che ci si avvicina a KE tra noi e le montagne, su lato sinistro, si frappone la catena di dune che raggiunge la massima altezza a KE appunto. La lonely planet dice che alcune di esse possono raggiungere gli 800 metri di altezza. Decidiamo di fare pranzo direttamente al GC dove pernotteremo. Questo è del tipo spartano, perché viene definito famiglia. Non è infine così basico come altri. Mangiamo a pranzo la specialità mongola conosciuta nel mondo come pasta al pesto, sembra, di origine italiana. Buona. Assaggiamo anche un formaggio locale prodotto dalla famiglia che ha allestito il camp, buono, sapido ed acidulo, a pasta farinosa. Dopopranzo ci raggiunge Cristian, un ragazzo italiano di monza, col quale scambiamo impressioni di viaggio fino all'ora in cui si parte per scalare le dune. Non saranno alte 800 m. Ma ci si fa un qulo tanto a salire. Durante l'ascesa trovo un cellulare, coreano. In cima provo, con l'aiuto di qualcuno che sembra coreano a capire se si riesca a decifrare per chiamare il proprietario, ma è lockato e non riusciamo ad accedere. Da sopra il paesaggio, inutile dirlo, è spettacolare. Tornati a terra, Leila ha perso il suo cellulare, rabattandosi col bob giù dalla duna, e quindi, lascio a lei il cellulare ritrovato. Si ritorna al campo e ci si prepara per la sera, tramonto, foto, momenti di relax. Regaliamo qualche libricino da colorare alle tre sorelline che giocherellano intorno alla tenda di famiglia, sono dapprima molto timide, ma poi si sciolgono e coloriamo un po insieme, sono molto brave. Diamo anche aghi e filo, carte da gioco e cerotti agli adulti di famiglia. Per cena la famiglia ha cucinato una variante con carne essicata della zuppa di noodle che solitamente mangiano per colazione. Ci intratteniamo ancora un po a contarcela dando un'altra botta alla vodka e poi a nanna. Domani Bayanzag lungo la strada e pernottamento in altro Gc figo al monastero Ongii (pronuncia ONG)
<-------> Email: Agi@.

Autore del messaggio: Gurvan Saikhan da YOLIIN Am
lasciato il 21/8/2019 ore 5:39

Messaggio:
Mongolia 11/08/2019 Gurvan Saikhan National park - YolimAm valle delle aquile: mi sveglio alle 6,30 ed esco subito dalla Gher (anche perché ho dormito tirato ed è una rarità per me), mi sento supercarico e so che al mattino fuori è sempre molto bello. È infatti aria bella frizzante, cielo terso, cammelli che si abbeverano nelle ultime pozze di fango lasciate dalla pioggia recente, di fronte alla Gher. All'orizzonte sta sorgendo il sole e penso che sarà un'altra buona giornata. Quasi non mi importa di cosa andremo a vedere, so che mi piacerà. Abbiamo tempo a sufficienza per fare colazione, Gigi fa i suoi esercizi mattutini, prepariamo i bagagli, e si parte. Dopo qualche ora di viaggio, su strada in parte sterrata e in parte asfaltata arriviamo al solito capoluogo della provincia che attraversiamo, ciò che ci interessa in questi piccolo paesi sono i supermercati, dove ci approvvigioniamo delle merci necessarie. Oggi necessitano una dozzina di birre, un sacchetto di mele, per fare una vita più sana e una bottiglia di vodka, per renderla un po più allegra. Arriviamo al parco di Sargan suvraga, e quindi ad Yollim Am poco prima delle 14,00 per la visita alla valle delle aquile, meta designata di oggi. Siamo indecisi se mangiar pranzo subito o dopo aver passeggiato per la valle, ma poi la scelta diventa obbligata, dato che da mangiare non è pronto. La valle è molto bella montagne dolci dal colore bruno ammantate da preti verdi a chiazze, con erba rasa da sembrare quasi artificiale. Le valle termina in una gola molto stretta, attraversata da un rigagnolo di acqua. Arrivare in fondo e ritorno si impiega circa due ore di tempo, una passeggiata non impegnativa e molto gradevole. La camminata stimola una chiacchiera molto gradevole con Michi, ci conosciamo meglio. Rientrati al parcheggio consumiamo pranzo, ancora una volta consiste di panzarotti fritti, stavolta ripieni di carne, che non sono di origine russa, ma Mongola, e si chiamano Osho. Raggiungiamo il Ghercamp dopo aver ancora visitato il museo del parco, una collezione di animali impagliati polverosi, presenti nel parco. Il Ghercamp di stasera è considerato di lusso, e di fatto è di livello decisamente superiore rispetto alle precedenti accomodation. Docce calde, bucato, cessi funzionanti aperitivo con birretta, pringles, mandorle e cena servita a tavola. Il resto della serata trascorre sorseggiando vodka Gengis Kahn e chiacchierando tra compagni di viaggio. Domani ci aspettano le dune di Kongorin els. Buonanotte.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Tsagaan Suvraga da Tsagaan Suvraga
lasciato il 21/8/2019 ore 5:35

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Mongolia 10/8/2019 Tsagaan Suvraga . Nottata in Ghercamp abbastanza buona, un po freddo e mi sveglio con gli occhiali indosso, dovevo essere proprio cotto. Appena vedo luce comunque mi sollevo da letto e la vista uscendo è impagabile, è appena sorto il sole e tutt'intorno le formazioni rocciose di IGC hanno un colore stupendo, l'aria è frizzante. Approfitto della toilette libera prima che sveglino tutti e riesco anche a fare barba ed una specie di doccia, non sapendo cosa ci aspetta meglio prendere vantaggio. A colazione vengono servite uova, wurstel e delle frittelle di pane dolci, molto buone, molto unte. Molto apprezzate, anche se non hanno un aspetto troppo salutare. Partiamo poco dopo le 9 come da programma. C'è il sole e l'umore, che già non era male, migliora ancora, abbiamo tutti più confidenza e c'è un bel feeling tra tutti. I timori della vigilia sono completamente scomparsi e son sicuro che ci lasceremo con bei ricordi reciproci. Ci fermiamo nel capoluogo della regione, un centro abitato nel quale facciamo un po di spese, in realtà, essendo l'unico posto dove c'è un segnale accettabile, io mi disinteresso della spesa e mi attacco ai miei dispositivi per postare sui social un po di contenuto, comunicare con casa etc. Proseguiamo la marcia in un paesaggio senza grandi attrattive, se si esclude il fascino dello spazio immenso tra noi e l'orizzonte, alle 14 ci fermiamo per pranzo. Consumiamo Piroski, dei calzoni fritti, ripieni di cavolo, patate o carne. Subito dopo rimontiamo il fuoristrada e ripartiamo. Verso le 16,00 arriviamo al luogo highlight di oggi, una falesia di arenaria tsaagan Sufraga, con striature colorate, dove spendiamo circa una ora e mezza. Molto bella. Prima del tramonto siamo in Ghercamp familiare. Questo è molto più spartano di quello precedente, in particolare lo sono le latrine. In compenso abbiamo un tramonto meraviglioso mentre ceniamo, cammelli che bramiscono di continuo poco lontano, e alcuni bambini cui regalare alcuni dei libricini da colorare. Sono molto timidi ed evidentemente poco avvezzi a ricevere regali. Facciamo qualche foto insieme e poco dopo ci allontaniamo. Quando torniamo dopo alcune decine di minuti, i bambini sono completamente immersi nella colorazione dei libricini, e sono anche molto bravi. Inoltre non litigano per i colori che devono condividere, quasi un miracolo. Facciamo cena con Leila, che ha cucinato per noi una zuppa sempre di origine russa, come i pirosky, però, mongolizzata, dice. Non so quale dei 4 ingredienti, patata, carota, barbabietola, cavolo (sale e pepe), costituisse la mongolizzazione. Diciamo che oggi la cena è stato il pasto meno ricco. Adesso aspettiamo le stelle e che ci venga un po di sonno, sono completamente in sintonia con ciò che mi circonda ed in questo momento, del resto, non mi importa molto. Buonanotte.
<-------> Email: @.
 
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