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Autore del messaggio: Eleph da Elephant beach
lasciato il 19/11/2018 ore 13:56

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19/11/2018 Lunedi Elephant beach. Ci erano talmente mancate le pinne e la maschera (nostre) lo scorso anno in Indonesia, che quest'anno, contravvenendo platealmente alla nostra idea di viaggiare leggeri, le abbiamo portate da casa in giro per tutto il viaggio. Qui ad havelock Island avremmo dovuto dare un senso a questo sacrificio, abusando di questi attrezzi in maniera massiccia. E invece sono usciti dal trolley solo stamani, quando, determinati a raggiungere Elephant beach, l'unica spiaggia dell'isola, in cui abbia senso provare un po di snorkeling, prima che finisca il tempo a disposizione. E quindi in barca o a piedi, balziamo dal letto presto, colazione e inforchiamo la moto con baracche e burattini. Partiamo determinati a raggiungere il molo, ma poi, poco dopo aver oltrepassato il bivio della scelta, tra sentiero 2 km o barca a tempo limitato, optiamo per il sentiero. Quindi dietro front, arriviamo al punto in cui si abbandona la strada x il sentiero, lasciamo la moto, scartiamo i possibili rompiballe che si propongano di accompagnarti e imbocchiamo subito il sentiero. Quello sbagliato. Arriviamo ad alcune capanne in mezzo alla giungla e chiediamo informazioni. Nulla, dobbiamo tornare indietro di un pezzo. Intanto mi rendo conto che Lori ha scelto la scarpa più tecnica a disposizione, le infradito a suola liscia. Ma tanto la guida dice che solo in caso di recenti piogge, il sentiero può essere molto fangoso, che, tenuto conto degli standard LP, tradotto, significa che sarà fangosissimo anche alcuni mesi dopo. È infatti così è. Dopo circa mezz'ora o più di smaronamenti, scivolate, e attraversamenti di melma paludosa alle ginocchia, penso a cosa accadrebbe se dovesse mai piovere, ma non abbiamo molto tempo per pensarci, perché dopo 5 minuti piove. Forte. Se nelle condizioni di prima avevamo qualche possibilità di raggiungere la spiaggia in tempi ragionevoli, adesso non sarà più possibile, senza pensare che poi necessita ancora tornare. Quindi a metà percorso circa, invertiamo la rotta e torniamo alla moto. Inutile dire sotto la pioggia quel poco di sentiero asciutto di prima rende il ritorno abbastanza complicato, sopratutto per la flip flop. Arrivati alla moto un gruppo di Indiani si scatta selfie per immortalare l'evento, good luck gli dico sorridendo, alcuni di loro sono scalzi... Alcune battute sulle condizioni del sentiero me sembrano determinati. Enjoy... Ritorniamo sulla strada non proprio di buon umore e infangati e bagnati, ma tentiamo la soluzione barca, intanto non piove più e sta uscendo anche un po di sole. Compriamo i biglietti, aspettiamo che si formi il gruppo e partiamo, quando stiamo per raggiungere la spiaggia, ricomincia a piovere, altro acquazzone, nuvola nera solo su Elephant beach. Vaffanculo gli elefanti e tutte le andamane.piove soltanto una decina di minuti, ma tanto basta a infracicarci nuovamente. In spiaggia oltretutto la scena che si presenta è grottesca, qualche migliaio di indiani che schiamazza e selfazza in un quadrato di 20 m x lato, come se fosse una piscina, ed un corridoio in cui moto d'acqua, motoscafi trainanti bananoni o canotti, si alternano in acrobazie che creano in trambusto incredibile. Sulla destra tutte le barche dei gitanti parcheggiate. Sulla sinistra si sviluppa invece un bello spiaggione lunghissimo, bianco e verde di vegetazione alle spalle, e perfino pulita. È qui che ci dirigiamo e infine riusciamo anche ad utilizzare le nostre pinne e maschera, ma le recenti piogge hanno portato molto sedimento e si vede poco, peccato, ci sono coralli e pesci colorati ma non si riesce a goderne a fondo. All'una e mezza torniamo al barchino e quindi al molo. Andiamo a pranzo vicino al mercato del pesce e poi ancora un'altra oretta in spiaggia all'havelock beach resort, anche qui ci dovrebbe essere corallo, ma siamo stanchi e non facciamo il bagno, torneremo domattina.
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Autore del messaggio: Tyu da Havelock
lasciato il 18/11/2018 ore 17:11

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18/11/2018 Domenica, tempo non granché e non andiamo in spiaggia, bighelloniamo per il mercato e poi al porto, rientriamo per pennica e massaggio, poi cena allo snapper e quattro chiacchiere con gli svizzeri. Buona notte
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Autore del messaggio: Have da Havelock
lasciato il 18/11/2018 ore 16:51

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16/11/2018 Venerdi. Bella giornata e dopo colazione ci attrezziamo per la spiaggia e partiamo subito in direzione sud, portiamo la roba sporca a lavare e poi puntiamo verso Kalapathar Beach, 5/6 km di strada. È una bella spiaggia, con foresta di mangrovie alle spalle, tuttavia se ci si allontana dalla parte principale, è cosparsa da molta plastica portata dal mare. In mare ci sono molti sassi ed il bagno non è molto agevole se non nella parte più frequentata. Ci fermiamo per qualche ora e poi ci allontaniamo e ci dirigiamo verso l'altra spiaggia bella dell'isola, Radhnagar Beach. Più bella, più grande, e sopratutto più pulita che l'altra, si fa anche il bagno agevolmente, il fondo è sabbioso e chiaro. Al ritorno ripassiamo al porto, con l'intento di cercare info a proposito di qualche tour in barca per fare snorkeling o qualche gita nei paraggi, ma non esiste nulla di tutto ciò, unica possibilità prendere dei barchini che ti portano ad Elephant beach per fare snorkeling e tornare, ma la spiaggia la si visita anche a piedi con una breve camminata. Cena al red snapper, il risto del resort.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Harlok da Havelock port
lasciato il 18/11/2018 ore 16:49

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15/11/2018. Giovedì. Di nuovo sveglia prestissimo, moto rishò e alle sei o poco dopo la nave salpa per Havelock Island, si pensava che ci fossero più ferry giornalmente ma nessuno ci propone niente di diverso. In realtà ci sono sicuramente le compagnie private ma non abbiamo avuto tempo ne voglia di cercarle. Poco prima delle dieci siamo ad Havelock e appena arrivati al porto ci schedano, come fanno con tutti quelli che hanno un volto diverso da Indiano. Vogliamo subito smarcare la questione del biglietto in uscita, vorremmo andare a Neil Island, per le ultime due notti a disposizione per le Andamane, ma non c'è modo, i battelli delle due compagnie private sono pieni, e per il ferry della compagnia di stato, anche solo per chiedere, c'è troppa coda, quindi ci facciamo portare al wild Orchid lodge e poi decideremo il da farsi. Il posto che abbiamo scelto per la parte villeggiatura di questo viaggio è molto carino, sia nelle parti comuni, la reception il bar ristorante, che le abitazioni vere e proprie, abbiamo una camera molto grande con impianti funzionanti etc, purtroppo il tempo non è granchè, è grigio e piove anche un po. Prendiamo posto e mangiamo qualcosa, poi, nel primo pomeriggio affittiamo una motoretta e torniamo al porto, dove, anche alla luce della comodità del lodge nel quale stiamo, decidiamo di restare qui ad havelock tutto il periodo a disposizione, risparmiando così anche lo spostamento a Neil Island, che vorra dire risparmiare una giornata di spostamento, trovare altri hotel e dover riarrangiare il ritorno da Neil a Port Blair. Nel resto della giornata riusciamo ancora, a dispetto delle connessioni wifi molto ballerine, a prenotare gli ultimi hotel necessari, quello di chennai e quello di port blair del ritorno. Ceniamo nuovamente al red snapper, il risto del lodge, e poi a nanna, sperando che il tempo migliori.
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Autore del messaggio: Jarawa da Baratang
lasciato il 18/11/2018 ore 16:48

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14/11/2018. Mercoledi - Baratang. Per non sprecare una giornata a Port Blair, dove abbiamo visto che le attrazioni turistiche principali proposte,sono per noi di scarso interesse, abbiamo aderito frettolosamente ad una gita a Baratang, quasi senza sapere cosa saremmo andati a vedere, ma con l'idea di dare anche una occhiata al territorio in direzione nord di south Andaman. L'obiettivo, o il titolo della gita è Mudd volcano e limestone cave, vulcano di fango e grotte calcaree. Di per se le due attrazioni non sembrano granché e la partenza è schedulata per le 3,30 del mattino, che per un tragitto di 120 km circa è proprio un po presto, a meno che? La strada sia in così cattive condizioni? Impossibile, si tratta della Andaman Trank road, l'arteria che collega tutte le isole da nord a sud Andaman. Ed è proprio così, partiamo dopo aver recuperato per pb tutto il resto del gruppo indiano che compone il bus. Naturalmente avendo prenotato all'ultimo momento abbiamo appunto gli ultimi posti, i peggiori. Dove l'asfalto lo permette il driver va come un matto, dove invece è sterrato e pieno di buche, anche. Nonostante i salti, i botti e gli scossoni, riusciamo a dormicchiare. Appena fa giorno realizziamo che la strada attraversa una giungla talmente fitta da non lasciare quasi passare la luce, fuori fa caldissimo e umido, sul bus invece necessitano felpa scaldacollo e cappello. Facciamo qualche sosta pipi, qualche coda inspiegabile, o meglio, non siamo molto documentati, questo è territorio Jarawa, molto monitorato, vietatissimo fare foto o entrare in contatto con loro e si viaggia in convoglio solo durante alcune ore del giorno. Ne intravediamo qualcuno lungo la strada, ma gli autisti tirano dritto senza indugiare. Dopo circa tre ore di viaggio siamo a quasi destinazione, ma per raggiungere Baratang occorre traghettare, il bus rimane da questo lato. Non capiamo molto, le indicazioni dell'autista sono in Indiano, fortuna che uno dei turisti, un militare in vacanza con famiglia, ci adotta e facciamo riferimento a lui che comunica in Inglese. Traghettiamo e poi, una volta dall'altra parte ci raduniamo e saliamo su delle Jeep e ci portano al mud volcano. Durante il tragitto in fuoristrada stipati in 9, consumiamo la colazione, un contenitore con panelle fritte e un'impastino di verdure masala. Quando tutti i commensali da Jeep hanno finito, raduniamo i contenitori in alluminio riciclabile e coperchio in carta riciclabile nel sacchetto di cotone riciclabile, già perché questa è una delle molte plastic free zone del paese. Il sacchetto rimane tra le mani di uno degli indiani, che come se avesse in mano un cerino acceso, non sa dove metterlo, il passeggero sul sedile davanti con fare risoluto lo invita a cederglielo, davanti infatti c'è un po più di spazio, ma questo con un lancio da discobolo lo scaraventa nella natura selvaggia del luogo. Disapprovano anche alcuni dei passeggeri indiano, ma solo alcuni. Il vulcano di fango è una minchiata incredibile, una decina di mq recintati con alcuni soffioni di pochi centimetri ribollenti appunto fango. La vasca dei fanghi di vulcano alle eolie, a confronto, sembra il kilimangiaro. Va be, del resto l'idea era quella di avere una visione d'insieme del territorio. Rientriamo al molo e da qui, dopo una buona ora di attesa, ci imbarcano su barchini a motore per la parte più bella della gita. Navigiamo per una mezzora circa e poi ci infiliamo in canali tra le mangrovie. Camminiamo per 1,2 km tra risaie e palme (molto bella la passeggiata) ed arriviamo alla piccola caverna calcarea, molto bello. Ripercorriamo tutto il tragitto a ritroso e al molo, in un ristorante, consumiamo il tali compreso nel pacchetto. Poi, molto lentamente riattraversiamo in traghetto il tratto di mare ed i 120 km di strada a frullatore e rientriamo in guest house alle 19,00 circa, tutto sommato contenti della gita, anche se stanchissimi. Cena nel "miglior ristorante di pesce" di tutte le Andamane e poi a nanna. Domani ci si sposta ad Havelock, potrebbe iniziare la parte riposante del viaggio?
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Autore del messaggio: Tag da Port Blair
lasciato il 18/11/2018 ore 16:46

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13/11/2018 arrivo a Port Blair in aereo poco dopo le 12,40, piove, dopo averci fatto ben sperare per quasi tutta la traversata. Pronti con foto e documenti per ogni evenienza, per il famoso permesso speciale che rilasciano qui, ma non lo rilasciano più da circa sei mesi. Meglio. Arriviamo ad Ashiaanaa guest house, la gh con più a del pianeta, che dopo la suite sembra una mera topaia, ma non è molto lontana da quel che sembra. Segnale dati in quasi tutta la città pressoché inesistente, immagino le isole minori... Insomma, non una grande accoglienza. Ma ci rechiamo subito al porto per arrangiare i biglietti per il traghetto di dopodomani mattina per Havelock Island. Non è complicatissimo procurarselo, dopo aver compilato il consueto modulo, ma non abbiamo grande scelta, si parte alle 6 del mattino. Subito dopo cerchiamo di organizzare la giornata di domani, e decidiamo di visitare Ross Island, ci dovrebbe essere un ferry, ma, dopo aver ricompilato un altro modulo, allo sportello ci dicono no, non è da questo jetti ma da quello di Aberdeen, ma il collega ci consiglia invece di andare al tourist office. Pian piano ci incamminiamo verso Aberdeen e ci fermiamo in un caffè, ma usciamo subito, il tipo ci insegue per chiederci di cosa necessitiamo, vorremmo andare a Ross Island, dice che domani è chiusa, poi chiama qualcuno e me lo passa al telefono, ma qui gia non si capisce quando parlano di persona, figuriamoci al telefono. E infatti non ci capiamo, poi non si capisce se è uno dell'agenzia o un procacciatore d'affari. Comunque mangiamo un masala dosa al ristorante mentre aspettiamo il tipo che in una trentina di min dovrebbe arrivare, ma finito di mangiare, dopo poco ci alziamo perché ancora non si vede nessuno, e quando facciamo per andare al tourist fa altre telefonate, mi propone di andare a Baratang, escursione dove si va a vedere caverne e vulcano di fango, ma si parte alle 3,30, e comunque dice, il suo riferimento non sarà in ufficio prima delle 7, ma se in mezz'ora doveva essere al ristorante. Si va in ufficio touristico e confermano che domani ross Island è chiusa per chiusura settimanale, possibile andare a Baratang ma non è organizzato da loro, sembrano tutti poco convinti di quello che dicono, mi danno il numero dell'agenzia per verificare che abbiano eventualmente posto. Dopo aver tentato e non aver cavato un azz chiedo loro di interloquire per me e sembra che anche loro in Indu non si capiscano tanto, alla fine la ragazza mi chiede il nome, e mi da l'indirizzo dell'agenzia e finalmente ce la facciamo, domani alle 3,30 partiamo per Baratang, non sappiamo nulla di cosa si andrà a vedere
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Autore del messaggio: Yac da Chennai
lasciato il 18/11/2018 ore 16:44

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12/11/2018 Lunedi Chennai, volo alle 12,30 per Chennai, lunga attesa per i bagagli e raggiunta la città in Metro dall'aeroporto. Siamo in albergo al Ramada Egmore Chennai, dove, non ricordo perchè, forse era in offerta, avevo prenotato una suite con due camere e due bagni. Cerchiamo il bel ristorante nel quale eravamo stati nel 2003, Annalaxhmi ma stasera è chiuso, e quindi, dopo un po di shopping, cambio denaro allo spencers plaza mall, raggiungiamo una pizzeria e consumiamo due pizze margherita. Poi torniamo in hotel a goderci la nostra suite 70€ circa. Bonnuit
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Autore del messaggio: Viz da Visakapathnam
lasciato il 12/11/2018 ore 1:19

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11/11/2018 Domenica, trasferimento a Visakapathnam, Vizag per gli amici. Partiamo alle 8, e poco prima dell'una del pomeriggio siamo a Vizag, in albergo. Pranziamo nel freddissimo ristorante, freddo perché un po di lusso, e poi usciamo in direzione spiaggia. Ci sono molte famiglie indiane, oggi è domenica, che si divertono all'indiana, ma la spiaggia, dal punto di vista balneazione, è molto poco attraente, com mi aspettavo. Rientriamo prima del tramonto con Uber e non usciremo più da camera, nemmeno per cena, anzi io si, esco per una passeggiata di circa un'ora sulla via principale, ma comunque saltiamo cena. Buonanotte
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Autore del messaggio: Virag da Jeypore
lasciato il 10/11/2018 ore 18:28

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10/11/2018 sabato, ore 8,30 siamo pronti per partire. Quando pensi, ancora un'altro villaggio, altri mercati, cos'altro ci potrà essere di interessante? Prashand ci ripete ancora il nome del villaggio, il nome del gruppo etnico, ma non abbiamo più memoria e dimentichiamo subito, che poi sono tutti varianti dei kondh, varianti dei parajas, oppure bonda. Questi di stamani sono qualcosa Parajas. La strada che porta al villaggio è molto ben tenuta e quando arriviamo, in prossimità dell'ingresso, molti uomini attendono qualcosa lungo la strada, una salma ci dice P.. Sembra titubante, aggiunge, oggi le persone qui non saranno molto felici. Parcheggia e a piedi ci avviamo verso il villaggio, intanto lui inizia ad intessere rapporti coi passanti, in cerca di informazioni credo. C'è una scuola, molto bella con tutti gli alunni intenti a girovagare per la ricreazione, entriamo, è molto carina, ha tutti i muri decorati a motivi tribali ed i ragazzini vengono subito presi dalla franesia di avere degli stranieri in giro per la scuola. Mentre giruliamo, fuori passa il corteo che trasporta la salma e tutte le donne piangono o si lamentano, come prefiche, portandosi le mani in testa. Ogni tanto il corteo si ferma e vengono lanciate manciate di riso e monetine verso la salma. Cè qualcosa di familiare in questo rito, molto diverso ai riti di cremazioni indù visti finora. Infatti scopriamo di li a poco che nel villaggio sono Indù convertiti al Cristianesimo. Il tutto è anche certificato dalla presenza di maialini per il villaggio, visti soltanto nei villaggi cristianizzati. Ci avviciniamo per qualche minuto al luogo della cremazione, anche la pira ha forma diversa rispetto alle Indù, questa è di forma conica e la salma non si vede. Il defunto era un uomo molto anziano, vengono a portare omaggio anche da altri villaggi. Facciamo il giro per il villaggio che sembra molto infrastrutturato e pulito rispetto agli altri. È molto pulito perché nei giorni di lutto si porta omaggio anche con pulizie straordinarie, infrastrutturato per interesse diretto di un politico locale. Facciamo il nostro classico giro distribuendo qualche biscotto ai bambini e spesso anche agli adulti e qualche decina di rupie alle persone più anziane, barattandole per qualche posa fotografica. Prashand è sempre molto attento a non trascurare nessun rapporto e a non mortificare nessuno, anche quando nega, lo fa sorridendo e spiegando le ragioni della sua scelta. Nessuno sembra mai offeso dal suo modo di agire. Pian piano lasciamo il villaggio, dopo aver ridato un'occhiata alla cerimonia funebre. Proseguiamo il giro con altro villaggio, altra etnia, altri biscotti e poi rientriamo a Jeypore per pranzo. Nel pomeriggio ci attende l'ultimo mercato, a kuzumi, anche questo molto bello, ma non abbiamo più molta voglia e ci concediamo solo il minimo sindacale. Dopo un bel sonno ristoratore usciamo a fare 4 passi a Jeypore e poi a nanna. Domani finiremo il giro a Visakapathnam.
<-------> Email: G@.

Autore del messaggio: Kundia da Kunduli
lasciato il 9/11/2018 ore 18:14

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9/11/2018 venerdi, Kunduli Market. La sveglia abbastanza tardi per i nostri standard, ma funestata dalla comparse di 7 - 8 bolle sul collo di Lori e alcune sulle braccia. Cosa sarà? Insetti? Escluso, siamo pieni di repellenti chimici e condizionatore acceso tutta la notte. Cimici? Escluso, pungerebbero anche me. Probabilmente sarà una intossicazione alimentare, in autodiagnosi. Comunque appena usciti chiediamo a Prashand se ci accompagna in farmacia per verificare. Si dirige subito al presidio medico di Jeypore ma sembra un luogo abbandonato, chiede un po in giro e poi partiamo verso il tempio di Jagannath, poco lontano. Il tempio non sembra granchè, ma è invece molto importante e lo capiamo quando P. si avvicina e tra una telefonata e l'altra (lavoro, famiglia, il figlio che vuole sempre il pollo.... Ha l'ossessione del pollo Prashand) ci spiega nel suo inglese di 50 parole arrotate all'indiana il significato di molti degli attori dello scibile Induista. Infine, la visita, grazie a questo diventa anche gradevole. Ci dirigiamo quindi tra continue richieste di Informazioni all'ospedale di koraput. Direttamente all'accettazione. Allo sportello passa davanti a tutti e giusto aspetta che termini di servire la signora gia con modulistica in corso. Poi, dalla fila degli uomini, dice a Lori (siamo il suo lasciapassare) di approssimarsi allo sportello saltando la coda. Ne usciamo con il foglio in mano diretti al reparto skin. La sala d'aspetto è praticamente vuota, perche tutti i pazienti sono dentro l'ambulatorio, intorno al paziente di turno, un ragazzo che in canottiera e con voce flebile conferisce col medico. Tutti gli altri assistono pazientemente in silenzio. Quando il ragazzo viene servito tocca automaticamente a noi, nessuno si comporta come stessimo facendo una cosa sbagliata, o come se ci stessero facendo un favore, è come se fossimo di un altro pianeta. Il medico chiede di dove siamo, se siamo turisti, poi guarda Lori sul collo e dice exposition to sun, eritema solare. Si dovrà proteggere anche con abiti, crema solare già abbiamo la 50, poi pastiglietta e altra pomata da mettere nelle ore di maggiore irradiazione. Ci fa la ricetta e scappiamo. Al dispensario medico si ripete lo stesso copione, saltiamo la coda e dopo circa mezz'ora forse anche meno da quando siamo arrivati possiamo riprendere il cammino verso la nostra vera meta di giornata, il mercato di Kunduli. Ormai vediamo mercati e villaggi da cinque giorni o più e quindi siamo meno incuriositi dall'aspetto etnico, ma sono sempre delle ottime fonti di spunti fotografici, e quindi trovo anche oggi motivi di interesse. Il mercato è molto grande ma in un'ora o poco più lo rigiriamo due volte. I tragitti sono sempre molto gradevoli, si attraversano risaie ed altre coltivazioni, è tutto molto verde a causa della recente scomparsa delle piogge. Ci fermiamo a pranzo e ancora in un paio di Villaggi. L'ultimo che visitiamo, ormai non raccolgo nemmeno più i nomi e le etnie, è popolato da vasai e produttori di mattoni. All'ingresso del villaggio c'è la produzione delle ciotoline in terracotta che vengono usate in India per il chai di colazione o per il card, o in genere per la parte brodosa o di condimento degli street food più svariati. Le producono di continuo con movimenti manuali ripetuti chissà quante migliaia di volte, ed è quasi ipnotico seguire questo processo. Qui rincontriamo la coppia di Catania, Nuccio e Pina Margherita, e ricominciamo a raccontarci da dove ci eravamo lasciati, come sempre accade tra viaggiatori, ci scambiamo i riferimenti social e poi i nostri cammini si dividono, loro si muovono in direzione opposta alla nostra. È stato un bello scambio, anche se fugace. Ci salutiamo e completiamo il rientro in hotel. Il resto non è viaggio.
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