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Autore del messaggio: Gaetano da Nowhere
lasciato il 16/9/2013 ore 15:42

Messaggio:
alora?
<-------> Email: t@tit.it

Autore del messaggio: Gaetano da Kathmandu
lasciato il 12/11/2012 ore 17:51

Messaggio:
L'ultimo giorno di viaggio siamo partiti presto al mattino per andare a Panauti, a circa due ore di bus, chickenBus, da Kathmandu. Occorre dire che i ChickenBus, quando non devono trasportarti per lunghe distanze sono sempre una bella esperienza. Si, perchè si viaggia pressati l'uno all'altro, in mezzo a un continuo saliscendi di persone e sacchi enormi di mercanzie, ortaggi, scopini, o qualsiasi cosa vi possa venire in mente e anche cose che non potrebbero mai venirvi in mente. Non perchè uno sia privo di fantasia, beninteso, ma perchè in questi paesi, cose che altrove sembrerebbero impossibili, accadono. Mi viene in mente per esempio, che stamani, mentre camminavamo verso il terminal del bus per andare a Panauti, abbiamo camminato per il centro di K. Per qualche km accento ad un signore, anche piuttosto anziano, che trasportava sulle spalle un divano. In mezzo ad una bolgia di motorette, rikshò, biciclette pedoni e auto strombazzanti per strade strettissime, lui trasportava un divano, come se portasse uno zainetto. Ma torniamo a noi, Arrivati al terminal dei bus ci dirigiamo istintivamente verso il bus che ci porterà a Panauti. Inizia la solita tiritera, si esce dal terminal a bus ancora semivuoto e il bigliettaio dalla porta aperta del bus ripete ai passanti al bordo della strada la destinazione del bus, a volte scende di corsa carica un passeggero al volo e risale dietro di lui come a proteggerne il completamente dell'ingresso in vettura. Già, perchè intanto il bus è già ripartito. A volte emette dei fischi acutissimi, modulati, dev'essere una specie di sonar con cui comunica coi passanti ai bordi della strada. Quando il bus è pieno a tappo e si è già quasi fuori città, si comincia a viaggiare un po più spediti, e poi tutto si ripete ad ogni ingresso di villaggio o paese che sia. Ma tanto è scomodo questo viaggiare quanto è dolce la sensazione di condividere così strettamente un tragitto con persone che ti sorridono, che si stupiscono che tu stia li con loro anzichè in un asettico tourist bus. Stamani, un bimbo che non riusciva a trovare una sistemazione comoda, tra un sacco di sementi e le gambe della mamma, ha deciso che avrebbe preferito viaggiare in braccio a me, dando per scontato che la cosa fosse normale anche per me si è spostato e ha iniziato a parlarmi in Nepali. Non abbiami capito nulla l'uno dell'altro, a parte i rispettivi nomi, si siamo fatti una foto insieme da soli, poi lui e la mamma sono scesi, Namastè. Intanto siamo arrivati, il bigliettaio si è regalato una mancia di 50 rupie sul prezzo della corsa, lo scopriremo solo al ritorno. Panauti è un'altro gioiello di architetture Newari con un'atmosfera da epoca passata che da queste parti spesso avvolge paesi e villaggi, ma non abbiamo più tanta voglia di fare i turisti in senso stretto, con guida alla mano, cercando di non perdersi nulla. Andiamo ad intuito, e se ci siamo persi qualcosa, pazienza. In un negozietto, l'unico di artigianato locale, vediamo delle statue scolpite che ci piacciono, ci pensiamo. I commercianti sono molto piacevoli, madre e figlio adolescente, dopopranzo torniamo a comprare il Buddha con una trattativa molto piacevole. Così come è stato piacevole l'acquisto delle singing bowl dalla signora della ong che recupera bambini di strada, ieri sera. Siamo agli acquisti finali,a domattina presto si riparte, che tristezza. Prendiamo il bus di rientro ed arriviamo a K. Sotto la pioggia, virto solo qualche goccia ad inizio viaggio. Ci concediamo ancora qualche minuto di shopping e poi in hotel a preparare gli zaini. Cena al third eye, sempre buona come la prima volta e...a nanna.
<-------> Email: K@.

Autore del messaggio: LoriTano da Kathmandù
lasciato il 11/11/2012 ore 13:53

Messaggio:
Janakpur è stata tutto sommato una tappa molto interessante, una faccia completamente diversa del paese, un luogo dove, zanzare a parte, siamo stati bene. Il volo da Janakpur a Kathmandu ci ha regalato una vista ancora spettacolare sulle montagne. Montagne che non conoscevamo perchè parte di un altro gruppo rispetto a quello dove siamo stati in trekking, tra cui anche l'Everest che abbiamo riconosciuto con difficoltà. Nuovamente a Kathmandu, sembra molto diversa da come l'abbiamo vista all'andata. Intanto sembra molto più pulita, dopo Janakpur ci vuole anche poco. Inoltre, stavolta, mi da la sensazione della grande metropoli, anche se conta solo circa 1 milione di abitanti. Probabilmente sarà a causa della dimensione dei villaggi nei quali siamo stati per la maggior parte del tempo in questo viaggio.insomma, cambiano i punti di riferimento e cambia la percezione del luogo. Mi sembra anche molto più bella di prima. Oggi siamo stati a Patan, altra città nella città di Kathmandu e bisogna dire che è un'altra perla per la bellezza della sua Durbar Square, per la quantità e la qualità dei templi e palazzi storici nei sui dintorni e per l'incredibile museo di oggetti sacri. Difficile ricordarne un altro di simile fattura in tutta l'Asia che conosciamo. Su Kathmandu non avevo grandi aspettative, occorre riconoscere invece che raramente una città, soprattutto in Asia, offre così tanti siti di interesse turistico. Il morale è così così, un po' perchè al nostro arrivo a K. l'albergo prenotato non aveva camere disponibili e ci ha piazzati in quello di fronte, peccato che era solo decoroso mentre noi ci eravamo concessi un finale "deluxe". È iniziata una serie di scazzi con l'hotel e con l'agenzia che si è risolta oggi, ci hanno dato una Super Deluxe per i restanti due giorni, offerto una colazione trasporto aeroporto etc. Comunque inizio già da adesso l'opera denigratoria, se vi capitasse, non vi appoggiate ad Agoda, sono dei dilettanti. E poi anche questo viaggio volge al termine ed è passato davvero in fretta, dite bene, sembra ieri d'esser partiti. A parte il piacere di rivedervi, non siamo ancora troppo stanchi Termineremo con una gita fuori porta, cerchiamo di finire con un luogo extraurbano. Panauti, a circa due ore di strada da Kathmandu per portarci via, speriamo, la sensazione di lontananza da tutto che si provava in montagna, e che è stata la particolarità di questo viaggio. Baci a tutti Ps: arriviamo col volo da Francoforte alle 22.55 di Martedi, si è offerto Enrico di farci da transfert. Ciao
<-------> Email: G@.

Autore del messaggio: Manuela da COLLEGNO
lasciato il 11/11/2012 ore 12:34

Messaggio:
Cari Tano e Lory, come sempre è stato interessante e divertente leggere il vostro diario di viaggio, sembra ieri che siete partiti, ma è già passato quasi un mese. Dateci i dettagli del volo di arrivo non appena potete, e fateci sapere se avete bisogno del pick up a Caselle. Un bacione da tutti noi


http://manu@libero.it
<-------> Email: manu@libero.it

Autore del messaggio: Franco da torino
lasciato il 10/11/2012 ore 10:21

Messaggio:
bene siamo ormai alla fine del viaggio, abbiamo letto il vostro ultimo messaggio e abbiamo riso per alcune situazioni che vi sono capitate , proviamo un po' di invidia per cio' che avete visto ma siamo felici che tutto vi sia piaiuto . salutandovi vi aspettiamo cosi' ci racconterete meglio la vostra avventura bacioni gecchi e franco.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: GaeLor da Janakpur
lasciato il 10/11/2012 ore 2:50

Messaggio:
Anche Janakpur è quasi archiviata, domattina abbiamo l'aereo per Katmandu, prima ed ultima tappa sulla via del ritorno. Janakpur è una cittadina molto interessante, tutta indiana come dicevamo, molto diversa dal resto del paese che abbiamo visto. Tutto o quasi è incentrato sulla valenza indù che ha la città, qui la natura buddista che pervade il resto del paese non si avverte minimamente. Anche il clima è radicalmente cambiato, qui è molto più umido, non si vede mai il cielo terso, non si sa se a causa dell'umidità o della polvere. Già, perchè le strade, a parte le due o tre arterie principali, non sono asfaltate e quindi la polvere è parte del paesaggio. La città e la sua periferia presentano tutte le caratteristiche, positive e negative, delle città indiane, e, per certi aspetti, le condizioni sembrano anche peggiori. in città ci spostiamo o a piedi o in risciò, non esistono taxi. Tutti i mezzi, a motore o a pedali, suonano di continuo clacson, campanelli, campanacci o qualsiasi cosa possa emettere qualche Decibel di rumore, per farsi largo nel traffico, contribuendo alla creazione della colonna sonora della città, un rumore di fondo praticamente continuo. Basta allontanarsi di qualche km perché il contesto cambi radicalmente, cedendo il passo a una campagna piatta con coltivazioni di un ordine quasi stridente rispetto al caos che regna in città. Campi di riso contornati da filari di piante più alte, lenticchie gialle, ci spiegano. Ogni tanto lungo la strada, sempre di terra, villaggi di agricoltori, con case, che i più facoltosi stanno ricostruendo in mattoni, ma che, per la maggior parte, sono costruite con incannicciate ricoperte di argilla. Oggi abbiamo raggiunto con un pizzico di audacia, un po' di fortuna e il solito immancabile aiuto di qualche indigeno, Dhanushadham , per lo stupore del nostro cameriere di fiducia in albergo che tirava ad accompagnarci. Non è stato particolarmente difficile, sono bastati un paio di bus locali, ma su una strada che non era indicata nemmeno su gmap e di cui neanche Lonely planet forniva informazioni. Se già in città non sono avvezzi a turisti stranieri figuriamoci a D. 18 km fuori in una località così remota. Ci sono alcuni Mandir, anche importanti, poi case di fango con decorazioni Mithila, alcune dipinte, altre con altorilievi, e poi, carri trainati da buoi, bufali d'acqua, Sadhu in pellegrinaggio, e la scuola, anch'essa realizzata in canne e fango. Chiediamo se possiamo entrare, e, come sempre, veniamo accolti con piacere. Si comportano come se fossimo una delegazione del ministero dell'istruzione, mentre passiamo vicino alle aule si blocca la lezione, tutti salutano, ci permettono di scattare qualche foto senza problemi, non indugiamo oltre, abbiamo interrotto la lezione. Fuori dalla scuola un gruppo di 11enni in ricreazione si avvicina, con curiosità ma non parlano molto bene inglese, allora partiamo dalla base, i'm from Italy and you? We are from Nepal, in coro. What's your name? My name is, e ognuno aggiunge il suo nome, sempre in coro. How hold are you? I'm eleven years old, ancora in coro. Mi sento tanto il maestro del libro cuore e quindi, non vado oltre. Tutto comunque molto pittoresco, il villaggio, la gita, la giornata. Pomeriggio rientriamo in città, pranziamo, e poi ci rechiamo a visitare, con qualche difficoltà di comunicazione col conduttore del risciò il tempio della grande scimmia, dove venerano Anuman, sotto forma di Macaco vivente chiuso in gabbia, obeso perchè ipernutrito dai fedeli. Almeno così dice la guida, secondo la quale il predecessore sarebbe morto pesando oltre 60kg. È morto anche il nuovo, di lui c'è solo appesa una foto e un cucciolo alla catena lo ha già sostituito, e intanto una dozzina di fedeli intona un mantra accompagnato da suoni di armonium e sonagli vari che ci rapisce qualche minuto. Anche qui veniamo accolti, invitati, scattiamo qualche foto e risaliamo sul risciò x tornare. Il conducente non capisce nemmeno quando, a scanso di equivoci, gli indichiamo come rilferimento i luoghi più noti della città. Non importa ti indico io la strada. Non sente bene e non ce la fa nemmeno a pedalare, spesso scende a spingere. La sua inadeguatezza si dissolve al momento di pagare. In questo riesce a farci capire quanto vuole meglio che se parlasse in italiano. Ne ridiamo, gli diamo quel che chiede, riceve anche forse i complimenti dai sui colleghi e si allontana soddisfatto. Ringrazia ancora sorridendo e portandosi la mano sulla fronte quando mi giro allontanandomi. Bella giornata, adesso rientriamo a combattere con le zanzare. Sono due notti che ci massacrano. Stanotte ci spalmeremo completamente di antimosquitos, dormiremo vestiti, dentro il sacco a pelo, con la ventilazione a velocità elicottero, voglio vedere.... Namaste a tutti.
<-------> Email: G@.

Autore del messaggio: noi da Gruliasco
lasciato il 9/11/2012 ore 13:44

Messaggio:
Qui va tutto bene ………………… non vediamo l'ora di rivedervi Mamma & Papà


http:// grugliaschesi@libero.it
<-------> Email: grugliaschesi@libero.it

Autore del messaggio: Tanx da Janakpur
lasciato il 9/11/2012 ore 3:45

Messaggio:
Janakpur è a pochi km dal confine indiano e infatti i richiami all'india sono onnipresenti in città. Intanto i volti delle persone, non si percepiscono più in maniera così evidente quei tratti e quei lineamenti delle etnie che si sono incontrate nel resto del Nepal che abbiamo visitato, a metà tra Cina e India. Gli uomini portano il choli, le donne vestono i saree, quasi nessuno porta in testa il topi, cappello tradizionale nepalese, che lascia il posto a turbanti o quantaltro si possa incontrare a nord dell'india. Inoltre Janakpur è un luogo sacro agli Indù, in quanto ritenuto il luogo che ha dato i natali al Ramayana, il poema epico su cui si basa L'induismo. Quindi pellegrini indiani, oltre che nepalesi, affollano i Mandir della città e compiono i loro riti, bagni rituali nei vari bacini della città etc. Il cibo è quasi totalmente indiano, insomma India. Senza però perdere la proverbiale pacatezza Nepalese. Ieri abbiamo visitato i diversi Mandir della Città, naturalmente dopo aver comprato il biglietto aereo per Kathmandu (Buddha air), abbiamo fatto un giro per la città e poi abbiamo visitato un villaggio rurale in cui si persegue un progetto di lavoro per la emancipazione delle donne dei villaggi. Qui donne di etnia Mithila eseguono su carta e su altri manufatti, dipinti raffiguranti la vita quotidiana nei villaggi, motivi con i quali vengono decorate le facciate delle case in argilla dei villaggi, in occasione dei principali festival che si tengono durante l'anno. Molto interessante. Nei dintorni del centro città invece la situazione è veramente incredibile, qui ancora tutti con fogna a cielo aperto davanti a casa, sembra di essere molto lontani dal resto del paese, dove, anche con mezzi limitati o carenti, si avverte comunque sempre una certa attenzione a migliorare le condizioni di vita del paese. Qui questo non si avverte. Oggi cercheremo di visitare un villaggio che dista invece una ventina di km da qui, ma non sappiamo ancora come arrivarci...a presto...Namastè
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: LoriTano da Tansen
lasciato il 9/11/2012 ore 3:43

Messaggio:
Tansen è una sonnolenta cittadina che di x se non offre particolari attrazioni turistiche a meno di compiere una escursione di circa 7 ore, 3 in discesa all'andata e quattro in salita al ritorno per visitare un palazzo in rovina fatto costruire da un sultano in onore della moglie. Una specie di Taj mahal in versione nepalese. Dopo il trekking non ne avevamo più voglia, grazie. Ci sono altri motivi però per venire a Tansen. Ci sono moltissime case newari molto belle nella zona centrale, c'è ancora una volta una bellissima vista dell' Himalaya dalla sommità della collina sopra il centro e il white lake sull'altro versante. Il w.l. Altro non è che il mare di nubi che ricopre il fondo valle tutte le mattine. Per il resto occorre dire che è molto piacevole girare per il paese, i suoi abitanti, essendo un posto ove il turismo è appena iniziato hanno ancora l'ingenuità e la curiosità che si determina in queste condizioni. Naturalmente questo comporta qualche piccolo disagio, e quindi, come dicevamo in qualche messaggio precedente, anche la " graziosa pensione con bagni alla occidentale" , miglior scelta per Lonely Planet, è in realtà un posto abbastanza schifido, con cesso alla turca. Sui bagni alla occidentale è fedele alla descrizione, nel senso che, la Turchia in effetti resta ad occidente rispetto al Nepal. Comunque anche l'hotel considerato più bello in assoluto, che non abbiamo scelto per via del fatto che dista quasi 2 km in salita dal centro del paese, e nel quale consumiamo una colazione, non sembra molto diverso dalla graziosa pensione. Come si diceva, pregi e difetti del non aver tradizione turistica. Volendo ci sarebbero da fare altre brevi escursioni ai villaggi circostanti, cosa che avrebbe senso se non avessimo fatto la parte montana, e quindi decidiamo di fermarci un solo giorno pieno e ripartire. Il viaggio verso Janakpur lo abbiamo già descritto e quindi prossimo racconto Sarà su J. Namastè a tutti.
<-------> Email: L@.

Autore del messaggio: LoriTano da Janakpur
lasciato il 8/11/2012 ore 14:56

Messaggio:
Bene, dove eravamo? A Thansen. Arrivati a Tansen ci siamo subito diretti da Getup, nominato dalla guida come migliore fonte di informazioni turistiche di tutto il Nepal. Che non è poco, perché ci siamo resi conto adesso che siamo a Janakpur, fuori da Kathmandu e Pokhara, il nepal, non è assolutamente preparato al turismo. Non lo dico in senso negativo, anzi, per certi versi per noi è un pregio. Naturalmente questo vuol dire che sia viaggiare, sia le sistemazioni alberghiere e talvolta i ristoranti sono Nepal style, o al meglio, Indian style. Ci rivolgiamo a questo personaggio perchè ci rendiamo conto presto che non sarà facile raggiungere Janakpur, non in una sola giornata di viaggio. Il gestore, molto professionalmente ci consiglia di prendere un microbus fino a Narayangahar, a circa 1/3 di strada e da li cercare di beccare al volo un bus proveniente da Kathmandu diretto a est, poi alla junction dal quale mancano 20 km a Janakpur con un bus locale. Il primo tratto di viaggio si svolge abbastanza bene e, a parte i passeggeri davanti a me, il figlio vomita dall'imbocco della prima curva, la madre sputazza dal finestrino peggio che un lama, in circa 4 ore di viaggio siamo a N., meno del preventivato. La strada fin qui è ancora una strada di montagna a parte il pezzo finale nel quale si intravede il primo rettilineo più lungo di 20 m. da che siamo in Nepal. Scaricati dal microbus che prosegue, pensiamo bene, erroneamente, di recarci alla locale stazione dei bus, dove ci avvisano che non esistono bus diretti nella nostra direzione, e che, tuttalpiù ce ne potrebbero essere da Pucho. Con l'aiuto di un volenteroso passante che parla inglese (moltissimi ti aiutano se possono) saliamo su un risciò Io, Lori, e 4 zaini, 2 piccoli e due grossi che per venti rupie ci dovrebbe portare a pucho, il conducente pesa si e no come uno dei nostri zaini, ma tira come Contador, incurante di schivare buche e pozze di fango, e subito scopriamo che pucho è esattamente l'incrocio dove ci aveva lasciato il microbus. Individuiamo le agenzie ma alla parola Janakpur, tutti scuotono il capo e dicono night. Impossibile, non possiamo fermarci qui e aspettare un bus stasera, arriveremmo a pezzettini. Poi il solito volenteroso aiutante di passaggio ci indica un'altra possibile soluzione, andare in taxi a Barathpur, 3km più avanti e da li dovrebbe esserci un bus, o per la destinazione finale o quantomeno per la località vicina. Arrivati al terminal ci chiedono dove dobbiamo andare e ci dicono di entrare e aspettare che ci chiamino, con l'aria di pensare, mettetevi pure comodi. Alla domanda, ma esiste il bus rispondono maybe, forse, alla domanda quando, ti guardano come se fossi appena sceso sulla terra. Aspettiamo in mezzo al brulicare di gente che va e viene, sale e scende da bus con bigliettai urlanti la destinazione finale, e mai si sente la parola magica, Janakpur. Quando inizia a serpeggiare il malumore, per dirla con fantozzi, arriva un bus e tutti gli sguardi si orientano verso di noi, capiamo che è la nostra ora , afferriamo gli zaini come possiamo e cerchiamo di salire. il tetto è già tutto pieno di bagagli e quindi ci fanno cenno di salire con tutto. Affacciandomi nel bus e letta la situazione, lasciamo gli zaini grossi subito all'ingresso del bus tentando di sistemarli in modo che non vengano calpestati da tutti, noi naturalmente troviamo gli ultimi due posti a sedere in fondo. È quasi come se al nostro ingresso in Nepal, sul visto abbiano scritto, " far viaggiare sempre in fondo a sinistra sui bus locali". Per raggiungere i nostri posti dobbiamo scavalcare bagagli, sacchi di ortaggi, latte e bidoni e vari altri tipi di mercanzie di altri passeggeri, e dietro di noi salgono altri dieci o quindici passeggeri, noi almeno siamo seduti. Va bè, è gia un risultato essere in direzione della nostra meta. Il bus viaggia a velocità spedita, facendo poche fermate, ogni volta che il bigliettaio viene verso il retro del bus, spostando bagagli, persone, o altro riesce a ricavare sempre almeno un paio di posti a sedere, è più abile di Silvan, lui nel fare questo si siede regolarmente in braccio ad uno dei passeggeri. Tutto questo avviene incredibilmente nella più assoluta tolleranza, sembra che pur di arrivare si possa sopportare di tutto. Adesso siamo in piena pianura, ogni tanto attraversando i ponti che passano sopra gli innumerevoli corsi d'acqua asciutti in questa stagione, il bus sobbalza, regalando ai passeggeri delle ultime file delle culate madornali, ricambiate puntualmente da altrettanti ma vaffanculo, in varie lingue. Quando cominciamo ad avere il sospetto di potercela fare, si sente un sibilo e subito i passeggeri a destra del bus mettono la testa fuori dal finestrino: abbiamo bucato. Noi ci guardiamo increduli, gli altri sembrano aver l'aria tranquilla, normale amministrazione. Scendiamo tutti tranne Lori, e l'autista e credo il bigliettaio si infilano sotto il bus, cominciano a trafficare e inverosimilmente in circa mezz'ora hanno cambiato la ruota del bus. Si riparte ed alle sei circa di sera, ormai buio pesto, ci scaricano all'incrocio di Dalkebas. Prenderemmo anche un taxi o qualsiasi mezzo si faccia avanti, ma stranamente nessuno si propone, c'è un bus davanti a noi e provo a chiedere, no, loro sono una comitiva di professori in vacanza che parlano inglese e subito si trasformano in buoni samaritani. Chiedono alla polizia che ci indichino il bus quando arriverà, etc. Poi arriva un altro che sembra dire che la polizia non capisce un caz.. E che per andare a Janakpur dobbiamo spostarci all junction dopo ma, contemporaneamente, arriva un bus e va bene per noi. Zaini uno dietro e l'altro a bordo, stringo la mano ai professori, al poliziotto, e agli altri intervenuti che quasi ci caricano sul bus che percorrerà gli ultimi venti km. Non ci relegano neanche negli ultimi due posti, anzi proprio davanti, accanto all'autista, quasi emozionati, visto che siamo rivolti verso tutti i passeggeri, giungiamo le mani e, Namastè a tutto il bus, tutto il bus giunge le mani e risponde, Namastè. Sismo sfatti, io ho anche mal di testa da stamani, ma siamo contenti per essere arrivati in un solo giorno. Domani, prima cosa da fare, prenotare aereo x Kathmandu. Namastè a tutti. Ps: Lori non ha il telefono a bordo, c'è solo quello di Tano.
<-------> Email: G@.
 
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