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Autore del messaggio: Bayanzag Ongii da Monastero Ongii
lasciato il 21/8/2019 ore 5:58

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Mongolia 13/08/2019 Bayanzag - Ongii monastero. È una lunga giornata di viaggio, quindi sveglia anticipata, colazione ore 7 e alle 8 partenza. L prima parte del tragitto è quella percorsa ieri pomeriggio a ritroso, fondo brutto e paesaggio bello, ancora le dune stavolta sulla destra e sullo sfondo i monti scuri. Poi il paesaggio diventa più piatto e la strada migliora un po. Verso le 1200 arriviamo a Bayanzag, altro Kanyon di terra erosa di colore rosso, anche chiamato flaming cliff, per via del colore che assume al tramonto. Impieghiamo circa due ore a visitare, purtroppo non ci viene spiegato quasi nulla sugli scavi condotti dall'americano Chapman negli anni 20, che portarono alla scoperta di dinosauri fossili, Leila ci accompagna ma conosce a fondo il posto da poter aggiungere molte informazioni. La falesia è comunque un bel set cine fotografico, con tanto di gruppo italiano cacaminkia con drone. Ci rimettiamo in marcia e, poco fuori dal parco ci fermiamo per allestire pranzo. Mangiamo pane, tonno e alici in barattolo, melanzane sottolio e formaggio. Mentre Leila prepara il pranzo fanno incursione altri gruppi di Sain Sanaa, sembra per controllare il lavoro svolto da guida e driver? Atteggiamento comunque poco gradevole. Non sparge il buonumore la visita, almeno non nello staff. Ripartiamo per la lunga e dissestata tappa pomeridiana che ci porta al camp dal monastero. Il camp è molto artificiale e peraltro posizionato nel posto più figo della zona, un'ansa del placido fiume. Il paesaggio da qui è davvero incantevole, infonde grande serenità. Preso posto al camp ci incamminiamo verso il monastero di Ongii poco lontano. La visita di per sè è poco interessante, il piccolo tempio ricostruito negli anni 90, dopo la caduta dell'unione sovietica, ha un valore poco più che simbolico. La cosa più interessante e triste è la vista dalla collina sovrastante, che rivela la quantità di templi appartenenti al complesso monastico, distrutti nel 1934 dai sovietici, dopo aver sterminato oltre 200 Lama. Un luogo che diversamente costituirebbe la Bagan (vedi Birmania) Mongola. Rientriamo al campo e c'è tempo malapena per fare una doccia e poi fiondarsi a cena. Peccato, avevo sperato di aver un po di tempo per leggere, scrivere, in un posto così pacifico. Dopocena ci intratteniamo con Leila Hagi e portiamo a termine la bottiglia di vodka Gengis khan che mi regalerà una nottata tribola, ma al momento non lo so ancora. Leila, dopo aver risolto un momento di Skazzo con Hagi, traduce la sua proposta di deviare il tragitto per domani, allungandolo di un po, per passare a trovare la sua famiglia, ci costerà un'altra sveglia temprana, ma all'unisono e senza esitazioni, il gruppo abbraccia la proposta, io mi esprimo per ultimo per non influenzare la volontà del gruppo, ma mi sembra una proposta ed una opportunità straordinaria e quindi è andata, domani sveglia alle 6, colazione alle sette e prima delle 8 saremo gia instrada, anzi, in pista.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Agi da Khongorin Els
lasciato il 21/8/2019 ore 5:46

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Mongolia 12/08/2019 Kongoryn Els. Sveglia ore 7,00 nel Gherkamp più lussuoso frequentato finora. Perfino un bucato in acqua calda si è reso possibile, docce ripetute e barba, acqua calda e temporalone notturno. Lasciamo il campo alle 9 in punto direzione le dune di Kongoryn Els, il punto più a sud del nostro trip. Il tragitto passa sempre per il centro abitato di riferimento della regione, che normalmente offre la possibilità di fare un po di spesa. Delego i ragazzi del gruppo ad occuparsi della spesa di oggi, io metto la testa sul telefono, essendo gli unici luoghi dove si trova rete e quindi ne approfitto per eseguire un po dei compitini social che sono tenuto a svolgere durante questo viaggio. Si riparte, e da qui il paesaggio diventa via via piu arido, viaggiamo in una ampia pianura tra due catene di monti scuri non troppo alte. Man mano che ci si avvicina a KE tra noi e le montagne, su lato sinistro, si frappone la catena di dune che raggiunge la massima altezza a KE appunto. La lonely planet dice che alcune di esse possono raggiungere gli 800 metri di altezza. Decidiamo di fare pranzo direttamente al GC dove pernotteremo. Questo è del tipo spartano, perché viene definito famiglia. Non è infine così basico come altri. Mangiamo a pranzo la specialità mongola conosciuta nel mondo come pasta al pesto, sembra, di origine italiana. Buona. Assaggiamo anche un formaggio locale prodotto dalla famiglia che ha allestito il camp, buono, sapido ed acidulo, a pasta farinosa. Dopopranzo ci raggiunge Cristian, un ragazzo italiano di monza, col quale scambiamo impressioni di viaggio fino all'ora in cui si parte per scalare le dune. Non saranno alte 800 m. Ma ci si fa un qulo tanto a salire. Durante l'ascesa trovo un cellulare, coreano. In cima provo, con l'aiuto di qualcuno che sembra coreano a capire se si riesca a decifrare per chiamare il proprietario, ma è lockato e non riusciamo ad accedere. Da sopra il paesaggio, inutile dirlo, è spettacolare. Tornati a terra, Leila ha perso il suo cellulare, rabattandosi col bob giù dalla duna, e quindi, lascio a lei il cellulare ritrovato. Si ritorna al campo e ci si prepara per la sera, tramonto, foto, momenti di relax. Regaliamo qualche libricino da colorare alle tre sorelline che giocherellano intorno alla tenda di famiglia, sono dapprima molto timide, ma poi si sciolgono e coloriamo un po insieme, sono molto brave. Diamo anche aghi e filo, carte da gioco e cerotti agli adulti di famiglia. Per cena la famiglia ha cucinato una variante con carne essicata della zuppa di noodle che solitamente mangiano per colazione. Ci intratteniamo ancora un po a contarcela dando un'altra botta alla vodka e poi a nanna. Domani Bayanzag lungo la strada e pernottamento in altro Gc figo al monastero Ongii (pronuncia ONG)
<-------> Email: Agi@.

Autore del messaggio: Gurvan Saikhan da YOLIIN Am
lasciato il 21/8/2019 ore 5:39

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Mongolia 11/08/2019 Gurvan Saikhan National park - YolimAm valle delle aquile: mi sveglio alle 6,30 ed esco subito dalla Gher (anche perché ho dormito tirato ed è una rarità per me), mi sento supercarico e so che al mattino fuori è sempre molto bello. È infatti aria bella frizzante, cielo terso, cammelli che si abbeverano nelle ultime pozze di fango lasciate dalla pioggia recente, di fronte alla Gher. All'orizzonte sta sorgendo il sole e penso che sarà un'altra buona giornata. Quasi non mi importa di cosa andremo a vedere, so che mi piacerà. Abbiamo tempo a sufficienza per fare colazione, Gigi fa i suoi esercizi mattutini, prepariamo i bagagli, e si parte. Dopo qualche ora di viaggio, su strada in parte sterrata e in parte asfaltata arriviamo al solito capoluogo della provincia che attraversiamo, ciò che ci interessa in questi piccolo paesi sono i supermercati, dove ci approvvigioniamo delle merci necessarie. Oggi necessitano una dozzina di birre, un sacchetto di mele, per fare una vita più sana e una bottiglia di vodka, per renderla un po più allegra. Arriviamo al parco di Sargan suvraga, e quindi ad Yollim Am poco prima delle 14,00 per la visita alla valle delle aquile, meta designata di oggi. Siamo indecisi se mangiar pranzo subito o dopo aver passeggiato per la valle, ma poi la scelta diventa obbligata, dato che da mangiare non è pronto. La valle è molto bella montagne dolci dal colore bruno ammantate da preti verdi a chiazze, con erba rasa da sembrare quasi artificiale. Le valle termina in una gola molto stretta, attraversata da un rigagnolo di acqua. Arrivare in fondo e ritorno si impiega circa due ore di tempo, una passeggiata non impegnativa e molto gradevole. La camminata stimola una chiacchiera molto gradevole con Michi, ci conosciamo meglio. Rientrati al parcheggio consumiamo pranzo, ancora una volta consiste di panzarotti fritti, stavolta ripieni di carne, che non sono di origine russa, ma Mongola, e si chiamano Osho. Raggiungiamo il Ghercamp dopo aver ancora visitato il museo del parco, una collezione di animali impagliati polverosi, presenti nel parco. Il Ghercamp di stasera è considerato di lusso, e di fatto è di livello decisamente superiore rispetto alle precedenti accomodation. Docce calde, bucato, cessi funzionanti aperitivo con birretta, pringles, mandorle e cena servita a tavola. Il resto della serata trascorre sorseggiando vodka Gengis Kahn e chiacchierando tra compagni di viaggio. Domani ci aspettano le dune di Kongorin els. Buonanotte.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Tsagaan Suvraga da Tsagaan Suvraga
lasciato il 21/8/2019 ore 5:35

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Mongolia 10/8/2019 Tsagaan Suvraga . Nottata in Ghercamp abbastanza buona, un po freddo e mi sveglio con gli occhiali indosso, dovevo essere proprio cotto. Appena vedo luce comunque mi sollevo da letto e la vista uscendo è impagabile, è appena sorto il sole e tutt'intorno le formazioni rocciose di IGC hanno un colore stupendo, l'aria è frizzante. Approfitto della toilette libera prima che sveglino tutti e riesco anche a fare barba ed una specie di doccia, non sapendo cosa ci aspetta meglio prendere vantaggio. A colazione vengono servite uova, wurstel e delle frittelle di pane dolci, molto buone, molto unte. Molto apprezzate, anche se non hanno un aspetto troppo salutare. Partiamo poco dopo le 9 come da programma. C'è il sole e l'umore, che già non era male, migliora ancora, abbiamo tutti più confidenza e c'è un bel feeling tra tutti. I timori della vigilia sono completamente scomparsi e son sicuro che ci lasceremo con bei ricordi reciproci. Ci fermiamo nel capoluogo della regione, un centro abitato nel quale facciamo un po di spese, in realtà, essendo l'unico posto dove c'è un segnale accettabile, io mi disinteresso della spesa e mi attacco ai miei dispositivi per postare sui social un po di contenuto, comunicare con casa etc. Proseguiamo la marcia in un paesaggio senza grandi attrattive, se si esclude il fascino dello spazio immenso tra noi e l'orizzonte, alle 14 ci fermiamo per pranzo. Consumiamo Piroski, dei calzoni fritti, ripieni di cavolo, patate o carne. Subito dopo rimontiamo il fuoristrada e ripartiamo. Verso le 16,00 arriviamo al luogo highlight di oggi, una falesia di arenaria tsaagan Sufraga, con striature colorate, dove spendiamo circa una ora e mezza. Molto bella. Prima del tramonto siamo in Ghercamp familiare. Questo è molto più spartano di quello precedente, in particolare lo sono le latrine. In compenso abbiamo un tramonto meraviglioso mentre ceniamo, cammelli che bramiscono di continuo poco lontano, e alcuni bambini cui regalare alcuni dei libricini da colorare. Sono molto timidi ed evidentemente poco avvezzi a ricevere regali. Facciamo qualche foto insieme e poco dopo ci allontaniamo. Quando torniamo dopo alcune decine di minuti, i bambini sono completamente immersi nella colorazione dei libricini, e sono anche molto bravi. Inoltre non litigano per i colori che devono condividere, quasi un miracolo. Facciamo cena con Leila, che ha cucinato per noi una zuppa sempre di origine russa, come i pirosky, però, mongolizzata, dice. Non so quale dei 4 ingredienti, patata, carota, barbabietola, cavolo (sale e pepe), costituisse la mongolizzazione. Diciamo che oggi la cena è stato il pasto meno ricco. Adesso aspettiamo le stelle e che ci venga un po di sonno, sono completamente in sintonia con ciò che mi circonda ed in questo momento, del resto, non mi importa molto. Buonanotte.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Tsaivan da IGC
lasciato il 21/8/2019 ore 5:24

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Mongolia 9/8/2019 UB - IKH GARZYN CHULUU Ci svegliamo con l'incognita bagagli, trovarli o meno farà la differenza tra un viaggio cominciato "più o meno" ed uno cominciato "di merda". Dopo colazione ci mettiamo in strada per l'aeroporto, con Leila abbiamo deciso di non transigere ed andare direttamente in aeroporto per vedere di persona cosa accade. In ogni caso durante il tragitto lei riesce a telefonare ed ottiene l'informazione che alcuni bagagli sono arrivati, anche se non è certo che siano i nostri. Piove sempre, ma adesso la cosa importante è recuperare gli zaini. In aeroporto, con le nostre denunce in mano, cerchiamo di capire dove andare, comprendiamo che dobbiamo passare da dietro e rivolgerci sempre allo stesso counter del lost and found. Bisogna però passare il controllo, il metal detector per il personale dell'aeroporto, ma un rude guardione ci impedisce il passaggio. Dobbiamo aspettare, ma noi siamo impazienti, poi, a forza di insistere e dopo vari tentativi alternativi, ci prendono dalle mani i fogli con le denunce e si avviano nel retrobottega, uscendone dopo alcuni minuti, con sul carrello i nostri bagagli. Eh vai!!! si comincia. Usciamo e carichiamo i bagagli in auto e dopo esser passati dal supermercato per un minimo di spesa, acqua, mandarini, frutta secca. Ci mettiamo in cammino e dopo qualche km il paesaggio è già fatto di nulla. Si vede qualche Gher, molte greggi, pecore, capre, mucche, cavalli. Un po di colline ma sempre dal color pioggia al molto grigio. Quando ci fermiamo per consumare il pasto al sacco, inizia a piovere, prima piano e poi ci sciacqua per bene, risaliamo in auto dopo pochi minuti senza rilassarci per nulla. Ormai la strada è diventata pista, ed alle 15 circa siamo al gher camp di IGC. Le formazioni rocciose intorno sono uno spettacolo, il cielo promette anche qualche raggio di sole. Dopo aver preso possesso delle gher, ci rimettiamo in strada per esplorare la zona. Visitiamo una grotta, un monumento ai cantatori d'opera locali, e infine passiamo a visitare il teatro naturale, dove si stanno tenendo le prove per un festival canoro che inizierà domani sera. È molto interessante, sopratutto la ultima visita, assaggiamo l'airag, latte di cavallo fermentato. Non posso dire che mi sia piaciuto. Comunque tutta la zone è molto bella, torniamo in GC alle 20 circa e, poco dopo, è pronta cena. Mangiamo l'horkhog, noodle, carote patate e montone. Molto buono. Che dire, come primo giorno non è stato affatto male, a parte la pioggia. Buona Notte
<-------> Email: Ikh@Garzin.chulu

Autore del messaggio: Borkahn da ULAN BAATAR
lasciato il 21/8/2019 ore 5:21

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Mongolia 8/9/2019 ULAN BATOR Entrambe le operazioni (cambio denaro e sim) richiedono circa un'ora, ci sforziamo di non cedere alla stanchezza e di tirare fino a sera per cercare di assorbire il jetleg prima possibile, e cerchiamo di non essere troppo scoraggiati per il bagaglio. Impieghiamo la mattinata recandoci in piazza SuckhBatar, la piazza centrale di UB, diamo una occhiata alla enorme statua di Gengis Kahn sopra la scalinata del palazzo del governo e poi entriamo al museo Nazionale. Il museo è un must della città, contiene oggetti di vario genere dalla storia della Mongolia. Nonostante la grandezza del museo la stanchezza prende però il sopravvento e non me lo godo molto, cercando di combattere il sonno incipiente ad ogni passo. Rientriamo in hotel, nella speranza di avere qualche minuto di relax, ma in realtà sono già le 13 e Leila ci aspetta nella hall, riuniamo quindi nuovamente il gruppo e partiamo per la visita in programma per UB. Ci rechiamo subito al Gandan Khid, un complesso monastico, buddista tibetano, nel cui tempio centrale si trova un Buddha di 26 m. In rame Dorato. Tutto intorno ruote di preghiera e muri tapezzati da Teche contenenti buddha, all'interno della statua sono stipate tonnellate di erbe aromatiche, milioni ri rotoli di preghiera e persino una gher. Il resto del complesso è meno importante, ma assistiamo a qualche preghiera officiata dai monaci. Temo che ci offrano il te con burro rancido di yak di Nepalese memoria, ma questo non avviene. Proseguiamo la visita con la casa museo di Bodh Khan, anche questo un luogo molto interessante, la parte più bella viene sul finale, il palazzo d'inverno del Bodh Khan. Nel frattempo inizia a piovere e siamo veramente tutti molto stanchi. Decidiamo di saltare pranzo, ormai sono oltre le 16 ma ci concediamo però un caffe poco lontano. Ci coglie quasi di sorpresa la notizia che abbiamo ancora una visita, l'ascesa e visita alla collina Saizar. Quando arriviamo alla base piove a dirotto e non crediamo sia fattibile salire i 600 gradini per godere della vista, quindi Leila,da indicazioni affinché ci si sposti a metà percorso e dimezziamo la salita. Purtoppo la vista da sopra non è granchè a causa della pioggia, ma il monumento è molto evocativo, un mosaico simboleggia gli eventi attraverso il quale il paese è passato durate la seconda guerra mondiale, e sarebbe stato un peccato non vederlo. Poi, finalmente, rientriamo in hotel attraversando la città ormai invasa dal traffico della sera. Doccia e ripresa dei sensi per qualche minuto e si esce subito per cena. Dato che continua a piovere optiamo per l'ALTAI restaurant, poco distante. Il personale è molto cortese e ci dirige su come comportarci in un grill Mongolo ed infine riusciamo ad avere un pasto soddisfacente. Ma il fuso, bastardo, fa il suo mestiere, e adesso, che sarebbe il momento migliore per avere sonno almeno quanto al museo, in realtà non ne ho più e trascorro la notte in dormiveglia, infastidito da tutti i rumori della notte. Il peggiore, che però risolvo brillantemente in due diversi interventi prima di mettermi a scrivere, è la vaschetta del cesso che scarica di continuo col galleggiante bloccato. Adesso, alle 4,46 però spengo e ci riprovo. E spero che domani inizi nuovamente il viaggio, finalmente col bagaglio. Vedrem.
<-------> Email: ULAN@bator.it

Autore del messaggio: Gengiss Gaetan da Mongolia 2019
lasciato il 21/8/2019 ore 5:19

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Mongolia Torino 7/8/2019. Destinazione Mongolia, nottata difficile, non si dorme. 1000 pensieri, un po di agitazione e alle 3 sono gia sveglio, tento la lettura ma è inutile, mi riaddormento qualche minuto prima che suonino le due sveglie che ho puntato alle 5,10. Ho sonno, ma sono contento che finalmente inizi... Controllo sul telefono e vedo che c'è un car sharing disponibile ad un isolato, meglio, ho gia impaccato lo zaino e gli spallacci non sono disponibili per il trasporto. In più sono insolitamente carico, ho molti gadget da distribuire ai locals, sacco a pelo, scarponi etc. In ultimo ho buttato dentro anche un kway e una maglia tecnica leggera che avevo lasciato. Solo perché avremo un mezzo per tutto il tragitto. Ah dimenticavo, andiamo in Mongolia. Siamo io, il tour leader, e tre persone che conoscerò presto, Federico detto Fede, di Novara, col quale viaggerò verso Ulan Bator, Luigi detto Gigi, di Bologna, che viaggerà insieme a Michele detto Michelangelo :-) e ci riuniremo a destinazione. Non so molto altro. Ore 10,30 riuniamo tutto il gruppo e ci conosciamo di persona, mi pare che si sia tutti abbastanza eccitati, le impressione sono buone, dopo qualche informazione ci salutiamo, temendo che i controlli ci portino via molto tempo, e ci diamo appuntamento ad Ulan Bator, loro arriveranno 5 ore dopo di noi. Il volo Milano Mosca porta circa una ora di ritardo, il che significa che ci aspetta un transfer al fulmicotone. Avevamo una ora e 50 di tempo tra i voli, ridotte a meno di una. RIusciamo comunque, saltando qualche coda ai controlli ad essere al gate di ripartenza in orario. Purtroppo, però, questo significa che non troviamo i nostri bagagli all'arrivo ad Ulan Bator. Quello che tutti silentemente avevamo pensato, si è puntualmente verificato. Pertanto facciamo il lost and found, dobbiamo telefonare domattina per verificare. Azz non ci voleva. In aeroporto ci attende Leila, la ragazza che ci farà da guida, parla un po di italiano e Inglese, anche Ungherese e Mongolo (sperem). Ci lascia in Hotel, dove ci danno colazione, ci diamo appuntamento per le 13 con lei e gli altri due compagni di viaggio, Gigi e Michele, in arrivo da Pechino. Io e Federico prendiamo possesso della camere e dopo aver depositato lo scarno bagaglio residuo, usciamo per cambiare i soldi e procurarci la sim per telefono.
<-------> Email: G@.

Autore del messaggio: Gat da Teheran
lasciato il 4/5/2019 ore 8:15

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Iran - Teheran 2/5/2019 lasciamo con comodo l'ultima camera di m. dell'hotel Hafez, che non ci hanno prenotato, probabilmente. Qualcosa del genere era già successo all'andata, ma, non so perchè, avevamo riconfermato la prenotazione per il ritorno. Lasciamo quindi una bella recensione di m. all'hotel che si conferma "struttura di merda Iran 2019". Ci dirigiamo subito verso il museo nazionale, che, seppur con una esposizione un poco antiquata, esprime il valore della storia iraniana, mostra tutti i reperti importanti dei siti che abbiamo visitato durante il viaggio. Proseguiamo velocemente con la visita del museo di arte islamica, molto più moderno rispetto all'altro e con pezzi anche importanti, ma meno interessante per noi. Poi ci rechiamo al mausoleo santuario che custodisce le spoglie di Khomeini, 12 km fuori dal centro. Prendiamo appuntamento con il taxista per il passaggio notturno che stanotte ci condurrà in aeroporto per il rientro a casa e visitiamo il santuario. È davvero imponente, ma nonostante la calura risulta un luogo un pò freddo, senza troppa atmosfera. Decidiamo di rientrare in città in metro, ed è una scelta non troppo felice, è freddissimo, affollato ed anche un po lento. Scendiamo a Taleghani e da qui a piedi passiamo davanti al museo dello spionaggio Americano, la vecchia ambasciata USA, e poi cerchiamo un luogo per pranzo al parco della casa dell'artista iraniano, dove ci sono alcuni caffè galleria, teatri, luoghi per artisti contemporanei, non troppo ben visti dal potere, essendo di stampo laico e men che meno religioso. Proseguiamo su questo tema tentando di visitare il museo di Arte contemporanea, presso un altro parco, ma lo troviamo chiuso. Attraversando il parco si percepisce che è giovedì, e quindi prefestivo. La gente ci rivolge i soliti saluti, le solite domande, e qualcuno che padroneggia un pò meglio la lingua inglese si spinge anche ad andare oltre la ferrari, la juventus, e parla di cinema d'autore italiano, di De Sica, Tornatore etc. Un pò di soddisfazione ogni tanto... Qui a Teheran molti taxisti, quelli che privilegiati dal contatto forzato che hanno con te durante la corsa, hanno tentato di comunicare a tutti i costi con noi, a parole, o più goffamente, attraverso il traduttore di google, alcuni ci avrebbero invitato subito a casa loro se il tempo a disposizione lo avesse consentito, in maniera apparentemente genuina, senza doppi fini. Alcuni ragazzi ci chiedono di dove siamo, se non abbiamo preclusioni rispetto al paese, sanno che la "propaganda" occidentale li dipinge come sporchi brutti e cattivi, e si percepisce che mal sopportino questa situazione. Nessuno si risparmia da commenti politici critici, molto audaci ed espliciti, nei confronti del loro paese. Noi ci limitiamo ad osservare che la popolazione è semplicemente straordinaria per educazione, senso dell'ospitalità, cordialità e cortesia che mai sfocia nell'invadenza. La gente, gli iraniani sono sicuramente un plus in questo viaggio. Visto l'insuccesso nel tentare di approfondire l'aspetto arte moderna e contemporanea, attraverso la visita del museo, ci dedichiamo a qualcosa di più frivolo. Raggiungiamo in taxi la torre Midal, la quinta o sesta torre più alta del mondo, nella periferia nordovest di Teheran. All'interno c'è un museo delle cere, un museo metropolitano etc, ma tanto tutti vanno per la terrazza panoramica, e non è male la vista da quassù. Facciamo molti altri selfie con molti iraniani in visita come noi, poi pensiamo a cena e ci rechiamo allo stesso ristorante, il Gilaneh, nel quale eravamo già stati all'andata. Mangiamo bene e poi, sempre in taxi tentiamo di raggiungere l'hotel. Ma il taxista di Snapp, l'applicazione che abbiamo usato durante tutto il viaggio, l'uber mediorientale, è in notevole difficoltà nel raggiungerci, e lo aspettiamo per più di mezzora. Arriva molto dimesso, scusandosi per il gps mal funzionante. Siamo molto contrariati, ma diamo comunque un buon rating alla fine. Il resto è preparazione bagagli, aeroporto, lunghe code, metti e spoglia, e adesso, sul bus che mi porta da Malpensa a Torino, già ho nostalgia di questo viaggio.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Gaet ghat da Shiraz
lasciato il 1/5/2019 ore 21:51

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Iran - Shiraz 1/5/2019 giornata dedicata al completamento della visita di Shiraz, usciamo non presto dall'hotel, anche perché dobbiamo impaccare i bagagli e lasciare la camera, il nostro aereo per Teheran parte stasera alle 21 circa. Inoltre non abbiamo più molto da vedere. Dopo aver preso un expresso prendiamo un taxi per la masjed e Nasir, e ci vediamo l'ennesima bella moschea, consigliato visitarla al mattino quando la luce del sole passando attraverso le vetrate colorate, produce una varietà di colori incredibile, che combinata con gli effetti dei tappeti, la rende un set fotografico perfetto. E infatti ce un milione di persone che scatta fotografie in frenesia totale. Se si riesce ad ignorare tale aspetto, la mosche è veramentIran -Shiraz, Bishapur, gole di Chowgan. 30/4/2019. Reza , che ieri ci ha accompagnati a Persepolis e Pasargade, oggi ci fa da guida per la gita alla città di Bishapur e i bassorilievi delle gole di Chowgan. Alle 7,45 in punto è in lobby, come convenuto, in auto c'è anche la moglie, che subito si affretta a cercare di spostarsi dietro, ma riusciamo a convincerla che non è necessario e infine resta al suo posto. Sulle prime, immaginiamo che la debba accompagnare al lavoro, invece viene con noi. Il tragitto dura circa due ore e attraversa una zona montuosa molto scenografica con canyon e montagne rocciose. Arriviamo a Bishapur, una delle tre capitali di epoca Sasanide, la città voluta da Shapur dove legittima e celebra la vittoria su Valeriano imperatore romano, anzi, la fa proprio costruire all'esercito romano catturato. Infatti la città presenta soluzioni architettoniche come gli archi, che sono di origine greco romana e non Achemenide. Il sito offrirebbe comunque poco, se non raccontato da uno bravo come Reza. La moglie è rimasta in auto. Lasciata Bishapur, poco lontano raggiungiamo le gole di Chowgan, e quando lasciamo l'auto nel parcheggio si chiarisce la funzione nella gita della moglie: preparare il picnic. Entriamo al sito infatti con stuoia, fornelletto da camping, borsa frigo e tutto quanto necessario al picnic. Anche in epoca passata il luogo era molto frequentato da villeggianti, e qui i Sasanidi avevano deciso di fare un pò di pubblicità al loro regno attraverso la rappresentazione scultorea, sulle pareti della gola, di 6 bassorilievi, in cui il Re Shapur o sconfigge nemici, riceve il potere da una rappresentazione zoroastriana di Dio, etc. Appena iniziata la visita si avvicina una donna, Reza confabula con lei e poi la presenta come la guida ufficiale del sito, dice che lavora anche lei per l'agenzia e, forzatamente sembra, le cede la scena. Però di quel che dice lei si capisce veramente poco, parla in inglese molto male e di tanto in tanto interviene lui. È una situazione un pò imbarazzante, non si capisce se è stato beccato a fare qualcosa di sbagliato, tipo aver bypassato l'agenzia nel portarci in gita, o altro. Lui sta sul vago e non risponde nemmeno quando gli chiedo se le dobbiamo qualcosa. Comunque non appena terminata la parte culturale, torniamo al picnic e la seconda guida pranza con noi. Abbiamo kalam polo, letteralmente riso e cavoli, con un profumo di spezie e gusto buonissimi. Facciamo i dovuti complimenti alla signora, fotografiamo l'evento e via che si mangia. Non indugiamo granché al termine, ma sprepariamo e subito in auto per le due ore circa di viaggio di rientro. Rientrati in hotel e usciti quasi subito, andiamo a fare shopping al bazar, poi a visitare la moschea centrale, la Masjed e Vakil, e poi un altro santuario, Bogh e yee Sayyed Mir Mohammed. Poi merenda con faludeh, il gelato di amido e limone, e ritorno al bazar per recuperare gli acquisti che avevamo lasciato al pasticciere. Rientro in hotel per la doccia, poi in taxi e cena al multi ristorante Haft Kahn, per cambiare un pò stile. Un ristorante multilivello che però è molto affollato nella zona tradizionale, scartati l'internazionale e il fast food, optiamo per la zona bbq. Cibo abbastanza buono ma luogo poco ospitale e freddo rispetto ai tradizionali ristoranti visti fin qui. Squadra che vince non si cambia. Rientro in zona hotel, ci concediamo ancora un caffe tea, alla caffetteria del signore simpatico. Poi sono solo sogni che cominciano a ricordare il lavoro, il tetto di casa da rifare.... E buonanotte e bella, ma a dire il vero lo sono tutte quelle che abbiamo visitato in Iran. Usciti dalla moschea, raggiungiamo a piedi il bel giardino e padiglione Bagh e Naranjestan. A differenza delle Moschee, i giardini non sempre han mantenuto quanto promesso, nonostante la fama e la protezione Unesco per molti di loro. Questo è finalmente molto curato e completamente fiorito. Molto bello. Subito dopo decidiamo di spostarci in zona "tomba di Hafez" il mausoleo sepoltura del poeta più amato dagli Iraniani. Poco prima di arrivarvi mettiamo il naso in un ristorante, che sembra un self service. Ne usciamo subito, ma veniamo inseguiti da un signore che sembra il proprietario, ci invita a vedere il piano superiore che sembra un vero ristorante e il rooftop che invece è un caffè per con shishia. Ci convinciamo a consumare il pranzo qui, ma il menù che ci mostra indica soltanto due piatti, lui se giocato tutto l'inglese che sapeva per strada e infine ordiniamo un piatto di carne e uno di vegetable, yogurt e due acque, poco convnti. Il cibo è abbastanza buono, ma il conto infine è da ristorante di rango, e inoltre chiede anche la mancia, ma secondo me lui era il proprietario. Ce ne andiamo un po scocciati e gli rendo pariglia con una recensione su google in cui racconto la mala parata. Infine raggiungiamo la tomba di Hafez, che non racconta molto, e dove abbiamo il nostro da fare a firmare diari e scrivere dediche a decine di studentesse vocianti in gita scolastica. Lasciata la tomba, raggiungiamo ancora a piedi il Quran gate, il monumento che ospitava un corano benedicente la città, e ricostruito dopo un terremoto una 40ina di anni fa dai commercianti autotassati si, per recuperare l'antica benedizione. Pensiamo di raggiungere un giardino in posizione dominante, ma ci sarebbe ancora da salire gradini e fa caldo e non ne abbiamo voglia. Prendiamo un'auto e raggiungiamo il centro della città, per un Mojito analcolico rinfrescante. Poi facciamo ancora un giro per il bazar, giusto per far passare un po di tempo ancora, facciamo qualche piccolo acquisto e infine ci avviciniamo a piedi all'hotel Aryobarzan, dopo aver preso un ultimo tea nella caffetteria vicina del signore simpatico, lo salutiamo rientriamo in hotel, ci prepariamo e quando è l'ora prendiamo un'altra auto per arrivare all'aeroporto. Arrivati al terminal internazionale, un attimo di panico, sembra che non ci sia il nostro volo, in realtà abbiamo solo sbagliato terminal, ma per raggiungere il nostro dobbiamo prendere un'altro taxi, la corsa più cara del viaggio 100000 IRR per poche centinaia di metri. Per i 10 km dall'hotel all'aeroporto il taxi di Snapp ne avrebbe guadagrati 95000 e gli abbiamo dato 150000. Adesso siamo in aereo per Teheran. A domani.
<-------> Email: S@.

Autore del messaggio: Gaetano da Shiraz Bishapur
lasciato il 1/5/2019 ore 5:31

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Iran -Shiraz, Bishapur, gole di Chowgan. 30/4/2019. Reza , che ieri ci ha accompagnati a Persepolis e Pasargade, oggi ci fa da guida per la gita alla città di Bishapur e i bassorilievi delle gole di Chowgan. Alle 7,45 in punto è in lobby, come convenuto, in auto c'è anche la moglie, che subito si affretta a cercare di spostarsi dietro, ma riusciamo a convincerla che non è necessario e infine resta al suo posto. Sulle prime, immaginiamo che la debba accompagnare al lavoro, invece viene con noi. Il tragitto dura circa due ore e attraversa una zona montuosa molto scenografica con canyon e montagne rocciose. Arriviamo a Bishapur, una delle tre capitali di epoca Sasanide, la città voluta da Shapur dove legittima e celebra la vittoria su Valeriano imperatore romano, anzi, la fa proprio costruire all'esercito romano catturato. Infatti la città presenta soluzioni architettoniche come gli archi, che sono di origine greco romana e non Achemenide. Il sito offrirebbe comunque poco, se non raccontato da uno bravo come Reza. La moglie è rimasta in auto. Lasciata Bishapur, poco lontano raggiungiamo le gole di Chowgan, e quando lasciamo l'auto nel parcheggio si chiarisce la funzione nella gita della moglie: preparare il picnic. Entriamo al sito infatti con stuoia, fornelletto da camping, borsa frigo e tutto quanto necessario al picnic. Anche in epoca passata il luogo era molto frequentato da villeggianti, e qui i Sasanidi avevano deciso di fare un pò di pubblicità al loro regno attraverso la rappresentazione scultorea, sulle pareti della gola, di 6 bassorilievi, in cui il Re Shapur o sconfigge nemici, riceve il potere da una rappresentazione zoroastriana di Dio, etc. Appena iniziata la visita si avvicina una donna, Reza confabula con lei e poi la presenta come la guida ufficiale del sito, dice che lavora anche lei per l'agenzia e, forzatamente sembra, le cede la scena. Però di quel che dice lei si capisce veramente poco, parla in inglese molto male e di tanto in tanto interviene lui. È una situazione un pò imbarazzante, non si capisce se è stato beccato a fare qualcosa di sbagliato, tipo aver bypassato l'agenzia nel portarci in gita, o altro. Lui sta sul vago e non risponde nemmeno quando gli chiedo se le dobbiamo qualcosa. Comunque non appena terminata la parte culturale, torniamo al picnic e la seconda guida pranza con noi. Abbiamo kalam polo, letteralmente riso e cavoli, con un profumo di spezie e gusto buonissimi. Facciamo i dovuti complimenti alla signora, fotografiamo l'evento e via che si mangia. Non indugiamo granché al termine, ma sprepariamo e subito in auto per le due ore circa di viaggio di rientro. Rientrati in hotel e usciti quasi subito, andiamo a fare shopping al bazar, poi a visitare la moschea centrale, la Masjed e Vakil, e poi un altro santuario, Bogh e yee Sayyed Mir Mohammed. Poi merenda con faludeh, il gelato di amido e limone, e ritorno al bazar per recuperare gli acquisti che avevamo lasciato al pasticciere. Rientro in hotel per la doccia, poi in taxi e cena al multi ristorante Haft Kahn, per cambiare un pò stile. Un ristorante multilivello che però è molto affollato nella zona tradizionale, scartati l'internazionale e il fast food, optiamo per la zona bbq. Cibo abbastanza buono ma luogo poco ospitale e freddo rispetto ai tradizionali ristoranti visti fin qui. Squadra che vince non si cambia. Rientro in zona hotel, ci concediamo ancora un caffe tea, alla caffetteria del signore simpatico. Poi sono solo sogni che cominciano a ricordare il lavoro, il tetto di casa da rifare.... E buonanotte
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