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Autore del messaggio: Jarawa da Baratang
lasciato il 18/11/2018 ore 16:48

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14/11/2018. Mercoledi - Baratang. Per non sprecare una giornata a Port Blair, dove abbiamo visto che le attrazioni turistiche principali proposte,sono per noi di scarso interesse, abbiamo aderito frettolosamente ad una gita a Baratang, quasi senza sapere cosa saremmo andati a vedere, ma con l'idea di dare anche una occhiata al territorio in direzione nord di south Andaman. L'obiettivo, o il titolo della gita è Mudd volcano e limestone cave, vulcano di fango e grotte calcaree. Di per se le due attrazioni non sembrano granché e la partenza è schedulata per le 3,30 del mattino, che per un tragitto di 120 km circa è proprio un po presto, a meno che? La strada sia in così cattive condizioni? Impossibile, si tratta della Andaman Trank road, l'arteria che collega tutte le isole da nord a sud Andaman. Ed è proprio così, partiamo dopo aver recuperato per pb tutto il resto del gruppo indiano che compone il bus. Naturalmente avendo prenotato all'ultimo momento abbiamo appunto gli ultimi posti, i peggiori. Dove l'asfalto lo permette il driver va come un matto, dove invece è sterrato e pieno di buche, anche. Nonostante i salti, i botti e gli scossoni, riusciamo a dormicchiare. Appena fa giorno realizziamo che la strada attraversa una giungla talmente fitta da non lasciare quasi passare la luce, fuori fa caldissimo e umido, sul bus invece necessitano felpa scaldacollo e cappello. Facciamo qualche sosta pipi, qualche coda inspiegabile, o meglio, non siamo molto documentati, questo è territorio Jarawa, molto monitorato, vietatissimo fare foto o entrare in contatto con loro e si viaggia in convoglio solo durante alcune ore del giorno. Ne intravediamo qualcuno lungo la strada, ma gli autisti tirano dritto senza indugiare. Dopo circa tre ore di viaggio siamo a quasi destinazione, ma per raggiungere Baratang occorre traghettare, il bus rimane da questo lato. Non capiamo molto, le indicazioni dell'autista sono in Indiano, fortuna che uno dei turisti, un militare in vacanza con famiglia, ci adotta e facciamo riferimento a lui che comunica in Inglese. Traghettiamo e poi, una volta dall'altra parte ci raduniamo e saliamo su delle Jeep e ci portano al mud volcano. Durante il tragitto in fuoristrada stipati in 9, consumiamo la colazione, un contenitore con panelle fritte e un'impastino di verdure masala. Quando tutti i commensali da Jeep hanno finito, raduniamo i contenitori in alluminio riciclabile e coperchio in carta riciclabile nel sacchetto di cotone riciclabile, già perché questa è una delle molte plastic free zone del paese. Il sacchetto rimane tra le mani di uno degli indiani, che come se avesse in mano un cerino acceso, non sa dove metterlo, il passeggero sul sedile davanti con fare risoluto lo invita a cederglielo, davanti infatti c'è un po più di spazio, ma questo con un lancio da discobolo lo scaraventa nella natura selvaggia del luogo. Disapprovano anche alcuni dei passeggeri indiano, ma solo alcuni. Il vulcano di fango è una minchiata incredibile, una decina di mq recintati con alcuni soffioni di pochi centimetri ribollenti appunto fango. La vasca dei fanghi di vulcano alle eolie, a confronto, sembra il kilimangiaro. Va be, del resto l'idea era quella di avere una visione d'insieme del territorio. Rientriamo al molo e da qui, dopo una buona ora di attesa, ci imbarcano su barchini a motore per la parte più bella della gita. Navigiamo per una mezzora circa e poi ci infiliamo in canali tra le mangrovie. Camminiamo per 1,2 km tra risaie e palme (molto bella la passeggiata) ed arriviamo alla piccola caverna calcarea, molto bello. Ripercorriamo tutto il tragitto a ritroso e al molo, in un ristorante, consumiamo il tali compreso nel pacchetto. Poi, molto lentamente riattraversiamo in traghetto il tratto di mare ed i 120 km di strada a frullatore e rientriamo in guest house alle 19,00 circa, tutto sommato contenti della gita, anche se stanchissimi. Cena nel "miglior ristorante di pesce" di tutte le Andamane e poi a nanna. Domani ci si sposta ad Havelock, potrebbe iniziare la parte riposante del viaggio?
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Autore del messaggio: Tag da Port Blair
lasciato il 18/11/2018 ore 16:46

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13/11/2018 arrivo a Port Blair in aereo poco dopo le 12,40, piove, dopo averci fatto ben sperare per quasi tutta la traversata. Pronti con foto e documenti per ogni evenienza, per il famoso permesso speciale che rilasciano qui, ma non lo rilasciano più da circa sei mesi. Meglio. Arriviamo ad Ashiaanaa guest house, la gh con più a del pianeta, che dopo la suite sembra una mera topaia, ma non è molto lontana da quel che sembra. Segnale dati in quasi tutta la città pressoché inesistente, immagino le isole minori... Insomma, non una grande accoglienza. Ma ci rechiamo subito al porto per arrangiare i biglietti per il traghetto di dopodomani mattina per Havelock Island. Non è complicatissimo procurarselo, dopo aver compilato il consueto modulo, ma non abbiamo grande scelta, si parte alle 6 del mattino. Subito dopo cerchiamo di organizzare la giornata di domani, e decidiamo di visitare Ross Island, ci dovrebbe essere un ferry, ma, dopo aver ricompilato un altro modulo, allo sportello ci dicono no, non è da questo jetti ma da quello di Aberdeen, ma il collega ci consiglia invece di andare al tourist office. Pian piano ci incamminiamo verso Aberdeen e ci fermiamo in un caffè, ma usciamo subito, il tipo ci insegue per chiederci di cosa necessitiamo, vorremmo andare a Ross Island, dice che domani è chiusa, poi chiama qualcuno e me lo passa al telefono, ma qui gia non si capisce quando parlano di persona, figuriamoci al telefono. E infatti non ci capiamo, poi non si capisce se è uno dell'agenzia o un procacciatore d'affari. Comunque mangiamo un masala dosa al ristorante mentre aspettiamo il tipo che in una trentina di min dovrebbe arrivare, ma finito di mangiare, dopo poco ci alziamo perché ancora non si vede nessuno, e quando facciamo per andare al tourist fa altre telefonate, mi propone di andare a Baratang, escursione dove si va a vedere caverne e vulcano di fango, ma si parte alle 3,30, e comunque dice, il suo riferimento non sarà in ufficio prima delle 7, ma se in mezz'ora doveva essere al ristorante. Si va in ufficio touristico e confermano che domani ross Island è chiusa per chiusura settimanale, possibile andare a Baratang ma non è organizzato da loro, sembrano tutti poco convinti di quello che dicono, mi danno il numero dell'agenzia per verificare che abbiano eventualmente posto. Dopo aver tentato e non aver cavato un azz chiedo loro di interloquire per me e sembra che anche loro in Indu non si capiscano tanto, alla fine la ragazza mi chiede il nome, e mi da l'indirizzo dell'agenzia e finalmente ce la facciamo, domani alle 3,30 partiamo per Baratang, non sappiamo nulla di cosa si andrà a vedere
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Autore del messaggio: Yac da Chennai
lasciato il 18/11/2018 ore 16:44

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12/11/2018 Lunedi Chennai, volo alle 12,30 per Chennai, lunga attesa per i bagagli e raggiunta la città in Metro dall'aeroporto. Siamo in albergo al Ramada Egmore Chennai, dove, non ricordo perchè, forse era in offerta, avevo prenotato una suite con due camere e due bagni. Cerchiamo il bel ristorante nel quale eravamo stati nel 2003, Annalaxhmi ma stasera è chiuso, e quindi, dopo un po di shopping, cambio denaro allo spencers plaza mall, raggiungiamo una pizzeria e consumiamo due pizze margherita. Poi torniamo in hotel a goderci la nostra suite 70€ circa. Bonnuit
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Viz da Visakapathnam
lasciato il 12/11/2018 ore 1:19

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11/11/2018 Domenica, trasferimento a Visakapathnam, Vizag per gli amici. Partiamo alle 8, e poco prima dell'una del pomeriggio siamo a Vizag, in albergo. Pranziamo nel freddissimo ristorante, freddo perché un po di lusso, e poi usciamo in direzione spiaggia. Ci sono molte famiglie indiane, oggi è domenica, che si divertono all'indiana, ma la spiaggia, dal punto di vista balneazione, è molto poco attraente, com mi aspettavo. Rientriamo prima del tramonto con Uber e non usciremo più da camera, nemmeno per cena, anzi io si, esco per una passeggiata di circa un'ora sulla via principale, ma comunque saltiamo cena. Buonanotte
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Virag da Jeypore
lasciato il 10/11/2018 ore 18:28

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10/11/2018 sabato, ore 8,30 siamo pronti per partire. Quando pensi, ancora un'altro villaggio, altri mercati, cos'altro ci potrà essere di interessante? Prashand ci ripete ancora il nome del villaggio, il nome del gruppo etnico, ma non abbiamo più memoria e dimentichiamo subito, che poi sono tutti varianti dei kondh, varianti dei parajas, oppure bonda. Questi di stamani sono qualcosa Parajas. La strada che porta al villaggio è molto ben tenuta e quando arriviamo, in prossimità dell'ingresso, molti uomini attendono qualcosa lungo la strada, una salma ci dice P.. Sembra titubante, aggiunge, oggi le persone qui non saranno molto felici. Parcheggia e a piedi ci avviamo verso il villaggio, intanto lui inizia ad intessere rapporti coi passanti, in cerca di informazioni credo. C'è una scuola, molto bella con tutti gli alunni intenti a girovagare per la ricreazione, entriamo, è molto carina, ha tutti i muri decorati a motivi tribali ed i ragazzini vengono subito presi dalla franesia di avere degli stranieri in giro per la scuola. Mentre giruliamo, fuori passa il corteo che trasporta la salma e tutte le donne piangono o si lamentano, come prefiche, portandosi le mani in testa. Ogni tanto il corteo si ferma e vengono lanciate manciate di riso e monetine verso la salma. Cè qualcosa di familiare in questo rito, molto diverso ai riti di cremazioni indù visti finora. Infatti scopriamo di li a poco che nel villaggio sono Indù convertiti al Cristianesimo. Il tutto è anche certificato dalla presenza di maialini per il villaggio, visti soltanto nei villaggi cristianizzati. Ci avviciniamo per qualche minuto al luogo della cremazione, anche la pira ha forma diversa rispetto alle Indù, questa è di forma conica e la salma non si vede. Il defunto era un uomo molto anziano, vengono a portare omaggio anche da altri villaggi. Facciamo il giro per il villaggio che sembra molto infrastrutturato e pulito rispetto agli altri. È molto pulito perché nei giorni di lutto si porta omaggio anche con pulizie straordinarie, infrastrutturato per interesse diretto di un politico locale. Facciamo il nostro classico giro distribuendo qualche biscotto ai bambini e spesso anche agli adulti e qualche decina di rupie alle persone più anziane, barattandole per qualche posa fotografica. Prashand è sempre molto attento a non trascurare nessun rapporto e a non mortificare nessuno, anche quando nega, lo fa sorridendo e spiegando le ragioni della sua scelta. Nessuno sembra mai offeso dal suo modo di agire. Pian piano lasciamo il villaggio, dopo aver ridato un'occhiata alla cerimonia funebre. Proseguiamo il giro con altro villaggio, altra etnia, altri biscotti e poi rientriamo a Jeypore per pranzo. Nel pomeriggio ci attende l'ultimo mercato, a kuzumi, anche questo molto bello, ma non abbiamo più molta voglia e ci concediamo solo il minimo sindacale. Dopo un bel sonno ristoratore usciamo a fare 4 passi a Jeypore e poi a nanna. Domani finiremo il giro a Visakapathnam.
<-------> Email: G@.

Autore del messaggio: Kundia da Kunduli
lasciato il 9/11/2018 ore 18:14

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9/11/2018 venerdi, Kunduli Market. La sveglia abbastanza tardi per i nostri standard, ma funestata dalla comparse di 7 - 8 bolle sul collo di Lori e alcune sulle braccia. Cosa sarà? Insetti? Escluso, siamo pieni di repellenti chimici e condizionatore acceso tutta la notte. Cimici? Escluso, pungerebbero anche me. Probabilmente sarà una intossicazione alimentare, in autodiagnosi. Comunque appena usciti chiediamo a Prashand se ci accompagna in farmacia per verificare. Si dirige subito al presidio medico di Jeypore ma sembra un luogo abbandonato, chiede un po in giro e poi partiamo verso il tempio di Jagannath, poco lontano. Il tempio non sembra granchè, ma è invece molto importante e lo capiamo quando P. si avvicina e tra una telefonata e l'altra (lavoro, famiglia, il figlio che vuole sempre il pollo.... Ha l'ossessione del pollo Prashand) ci spiega nel suo inglese di 50 parole arrotate all'indiana il significato di molti degli attori dello scibile Induista. Infine, la visita, grazie a questo diventa anche gradevole. Ci dirigiamo quindi tra continue richieste di Informazioni all'ospedale di koraput. Direttamente all'accettazione. Allo sportello passa davanti a tutti e giusto aspetta che termini di servire la signora gia con modulistica in corso. Poi, dalla fila degli uomini, dice a Lori (siamo il suo lasciapassare) di approssimarsi allo sportello saltando la coda. Ne usciamo con il foglio in mano diretti al reparto skin. La sala d'aspetto è praticamente vuota, perche tutti i pazienti sono dentro l'ambulatorio, intorno al paziente di turno, un ragazzo che in canottiera e con voce flebile conferisce col medico. Tutti gli altri assistono pazientemente in silenzio. Quando il ragazzo viene servito tocca automaticamente a noi, nessuno si comporta come stessimo facendo una cosa sbagliata, o come se ci stessero facendo un favore, è come se fossimo di un altro pianeta. Il medico chiede di dove siamo, se siamo turisti, poi guarda Lori sul collo e dice exposition to sun, eritema solare. Si dovrà proteggere anche con abiti, crema solare già abbiamo la 50, poi pastiglietta e altra pomata da mettere nelle ore di maggiore irradiazione. Ci fa la ricetta e scappiamo. Al dispensario medico si ripete lo stesso copione, saltiamo la coda e dopo circa mezz'ora forse anche meno da quando siamo arrivati possiamo riprendere il cammino verso la nostra vera meta di giornata, il mercato di Kunduli. Ormai vediamo mercati e villaggi da cinque giorni o più e quindi siamo meno incuriositi dall'aspetto etnico, ma sono sempre delle ottime fonti di spunti fotografici, e quindi trovo anche oggi motivi di interesse. Il mercato è molto grande ma in un'ora o poco più lo rigiriamo due volte. I tragitti sono sempre molto gradevoli, si attraversano risaie ed altre coltivazioni, è tutto molto verde a causa della recente scomparsa delle piogge. Ci fermiamo a pranzo e ancora in un paio di Villaggi. L'ultimo che visitiamo, ormai non raccolgo nemmeno più i nomi e le etnie, è popolato da vasai e produttori di mattoni. All'ingresso del villaggio c'è la produzione delle ciotoline in terracotta che vengono usate in India per il chai di colazione o per il card, o in genere per la parte brodosa o di condimento degli street food più svariati. Le producono di continuo con movimenti manuali ripetuti chissà quante migliaia di volte, ed è quasi ipnotico seguire questo processo. Qui rincontriamo la coppia di Catania, Nuccio e Pina Margherita, e ricominciamo a raccontarci da dove ci eravamo lasciati, come sempre accade tra viaggiatori, ci scambiamo i riferimenti social e poi i nostri cammini si dividono, loro si muovono in direzione opposta alla nostra. È stato un bello scambio, anche se fugace. Ci salutiamo e completiamo il rientro in hotel. Il resto non è viaggio.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Bonda da Onkadelli
lasciato il 9/11/2018 ore 18:11

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8/11/2018 Onkadelli giovedi. Si parte alle 7,30 già mangiati, Prashand ha lavato la macchina e anche cambiato la maglietta. Durante il tragitto facciamo un paio di commissioni, nel frattempo ci informa che oggi mangiamo al campsite di proprietà della sua compagnia e che cucina lui ed io mangerò chicken. Minchia no, provo a protestare, mi cresceranno le ali, deve aver inteso che mi piaccia molto e che non possa mangiare vegetali. Provo a spiegare tutto questo ma lui con fare deciso mi sorride fingendo di non capire e ribadisce, mangerai chicken. E va be, non insisto oltre, del resto il cliente (che sarei io) ha sempre ragione. Chicken sia. Intorno alle 9 siamo al mercato, abbastanza presto, gran parte dei posti deve ancora essere allestita, ma i Bonda ci sono già, ed in fondo siamo qui per loro. Prashand, come al solito, ci istruisce preventivamente sul codice di comportamento, foto da vicino pagare, 20 rupie a soggetto, da lontano no problem, è una tacita tariffa condivisa. Al solito, accettiamo di fare circa sei foto in posa, 120 rupie, e poi, liberi tutti. Nel frattempo le donne Bonda, che portano spessi collari di metallo, al capo e al collo moltissime collanine di perle, cercano di vendere gli stessi monili ai turisti. Girulando a caccia di foto mi si avvicina una signora dell'altro gruppo di occidentali, mi si avvicina con fare saccente e mi dice che io, dato che ho il teleobiettivo dovrei pagare anche se fotografo da lontano, è una regola, perchè loro sono povere e vanno pagati, mi dispiace dirglielo ma è così. Non sono pronto ad organizzare un sincopato di vaffanculo in Inglese perchè troppo concentrato a cercare immagini interessanti e gli indico Prashand che, mi farà mangiare chicken anche oggi, ma in questo momento mi fa da segretario e, sentite le ragioni della signora, mi fa segno di ignorare, toccandosi la tempia indicado il precario equilibrio della signora. Credo abbia saputo dall'altra guida che appartiene alla stessa compagnia, ma potrebbe anche essere puro talento nel riconoscimento di rompicoglioni. Abbandonato il mercato, ci fermiamo a fare spesa lungo la strada, lui va verso il chickenvendolo e provo ulteriormente a convincerlo e bla bla bla, Its not your problem, mi risponde e fa di testa sua, ma saliti in macchina mi spiega che è morta la moglie di suo zio 10 giorni fa al suo villaggio, e quindi, gli Indù, dalla scomparsa del caro, indovina per quanti giorni non si può mangiare chicken? 10, e scadono oggi. Poi scoppia a ridere, e io che pensavo fosse vegetariano.... Bastard. Comunque il chicken era molto buono, al campsite ho fatto anche un pisolino, prima di rimetterci in viaggio e visitare onroad ancora due villaggi, uno Paraja prossimo al campsite e l'altro Ollar Gabadas, poco distante, molto più interessante per la produzione superartigianale di vasi Pottery village con la scuola ed i bimbi in pausa pranzo. Poi rientrati in hotel fino a sera.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Konda da Chatikona
lasciato il 9/11/2018 ore 18:9

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7/11/2018 Mercoledi. Oggi è Diwali, festa indiana, il bene vince sul male, la luce sul buio, festa di luci e di colori, botti, etc, ma noi essendo in luoghi remoti, penso non vedremo nulla di questo. Si parte alle 6,30, dopo aver fatto colazione preparata sempre da Prashand. Siamo diretti al Chatikona market, dove i Dongria Khonda, una delle 63 minoranze tribali dell'Orissa, scendono dalle montagne per vendere i loro prodotti ed approvigionarsi di altri. Arriviamo al mercato a metà mattina, il mercato è gia in piena operatività, ci sono qui, per la prima volta da che siamo in viaggio, alcune comitive organizzate, seppur piccole, di turisti occidentali. I mercati sono una buona opportunità di entrare in contatto con le popolazioni tribali più remote o maggiormente schive. Alcune di queste sono state fino a po' di tempo fa anche ostili nei confronti degli occidentali e quindi occorre prestare attenzione a non fare mosse sbagliate. Di solito il peggio che si possa fare è fotografare ostentatamente o senza chiedere prima. Di solito una mancetta mette al riparo da qualsiasi problema. Se però contratti prima o lasci intendere che paghi, si mettono in posa da ritratto, e questo è abbastanza sgradito a chi fa le foto. Quindi la politica è, pagarne alcuni a titolo di risarcimento o ticket per il gruppo, e poi scatto in libertà con il teleobiettivo da più lontano. Inoltre Prashand, il nostro driver, è molto attento a non trascurare l'aspetto mance per i gruppi tribali o nei villaggi, e, quando necessario, interviene lui se noi manchiamo. Inoltre lo fa con buon equilibrio, con risolutezza indiana, se non ritiene corretta una richiesta, cazzia ma senza cattiveria, del resto ha bisogno per lavorare anche della loro benevolenza. Il mercato è bello e grande, si svolge dietro la stazione ferroviaria di BissamCuttack. Impieghiamo qui tutta la mattinata, poi andiamo a pranzo in uno dei ristoranti scelti dal nostro driver, che conosce tutti i posti migliori, anche se mangia sempre e solo il Thali vegetariano, come Lori. Io invece anche oggi mi accontento di un po di riso e dhaal, anche se il mio stomaco inizia ad andare meglio. Sulla via del ritorno visitiamo villaggio Mali kondh (quello in discesa) e Kuvi Kondh, quello coi bimbi in coda. Nel primo pomeriggio rientriamo a Jeypore per riposare un po. Uscendo dall'hotel per una passeggiata verifichiamo cosa significa la festa di Diwali, tutti posano lumini davanti alle case o ai negozi e disegnano mandala di polveri colorate e gessetti per terra, sparano botti e candele di varia foggia, dalle innocenti candeline alle raffiche da 1/4 d'ora ai cannoni di Navarone. Ps: i cannoni li hanno comprati tutti i nostri dirimpettai di finestra e li spareranno fino a notte inoltrata. Dopo aver augurato 1 migliaio di Happy Diwali, 5000 from Italy e 24 selfie con tutti i membri delle varie famiglie e visitato un tempio, rientriamo per cena. Stasera Chicken tikka e 1 naan (spiedino di pollo e pane) perchè non ho ancora voglia di masala o curry. Poi a nanna domani mercato di Onkadelli, forse il più noto.
<-------> Email: Q@.

Autore del messaggio: Tiger da Pushanghia
lasciato il 9/11/2018 ore 18:7

Messaggio:
6/11/2018 si parte alle 8.30 da Gopalpur dopo colazione e da oggi ci addentriamo verso l' Orissa tribale. 230 km per Pushanghia, villaggio Malai Kondha dove le donne arrivate all'età feconda tatuano il viso in foggia di tigre, tiger tatooed face. Facciamo un giro per il villaggio e ne incrociamo diverse, Prashand è anche molto ben inserito e tutti lo accolgono con favore, sembra anche molto educato, mai sopra le righe. Molte si fanno fotografare senza problemi, assumendo un atteggiamento molto serioso, richiedendo poi il compenso di una piccola mancia. Altre, più schive, rifiutano. La tradizione dei tatuaggi sul viso deriverebbe dalla storia di un monarca che in passato rapiva le bellezze locali per servirsene come meglio credeva, i tatuaggi furono la risposta delle popolane e servivano, secondo la leggenda a dissuadere gli eventuali rapitori. Boh, approfondiremo... Dopo il giro al villaggio rientriamo al nostro ecolodge per un riposino, poi Prashand , che nel frattempo si è trasformato in cuoco, serve cena, buona, veg + chicken. Alle 7,45 siamo a dormire, è il posto più silenzioso di tutto il paese.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Ibis da Chilika Lake Gopalpur
lasciato il 9/11/2018 ore 17:56

Messaggio:
5/11/2018 alle 8,30 con puntualità svizzera Prashand ci recupera in hotel e ci mettiamo in viaggio per il Chilika lake, prima delle 11 siamo al lago, prendiamo la barca e iniziamo il tour. Con noi in barca il pilota, dotato di lunga canna di bambù con la quale spinge e cambia la traiettoria della barca e un guardia parco che indica di volta in volta gli uccelli a portata di vista. Le vere e proprie migrazioni sono appena iniziate e quindi non è il periodo più ricco di avifauna. Comunque il giro è molto gradevole e dopo circa 1 h 1/2 siamo di ritorno. Ci rimettiamo in viaggio, ci fermiamo a pranzo, prawn masala per me e veg thali per Lori e Prashand, e proseguiamo fino a Gopalpur on sea, località di mare per villeggianti bengalesi. Prima di entrare in "paese" (si fa per dire) passiamo al porto e scatto ancora un po di foto ai pescatori. Poi arriviamo in albergo, il primo del pacchetto di tutta la settimana da qui in avanti. È molto prossimo a quel che ci si aspettava e, dopo aver fatto togliere il ragnetto residente dal bagno e aver chiesto una serie di interventi per doccia condizionatore etc, ci sistemiamo e la camera non è neanche così male. Faccio anche un po di bucato, ma poi non usciamo nemmeno per cena, la mia pancia comincia a ribellarsi al gusto masala e qui, non si vedono molte altre possibilità. Dormiamo fino a mattina.
<-------> Email: @.
 
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