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Autore del messaggio: Gat da Sucre
lasciato il 1/11/2016 ore 12:57

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30/10/16 Sucre: il posto dove pernottiamo è molto bello ed accogliente, tanto che è un vero peccato fermarsi una sola notte, ma il tempo è quello che è, e quindi, rassegnati, facciamo lo zaino al mattino presto e usciamo alla volta del centro della città. Facciamo colazione in un bar di Plaza de Arma e poi attendiamo il bus con altri turisti finom alle 8,45 passate. Due ore di bus e siamo al villaggio di Tarabuco, dove si tiene il mercato domenicale. Il villaggio sarebbe famoso per la qualità dei tessuti che gli abitanti della zona realizzano ancora con telai tradizionali, ma, la presenza dei turisti ha sconvolto questi equilibri e quindi non si riesce più a distinguer i prodotti locali dalla paccottiglia solitamente destinata ai turisti. Il mercato però è ugualmente interessante perchè qui si tiene anche il mercato campesinos, non destinato ai turisti e molto grande. Quando arriviamo al villaggio comunque veniamo subito sequestrati e invitati ad entrare dentro un ristorante, divisi in ispanici ed anglofoni e subito attaccano una tiritea di spiegazione che svela subito dove vanno a parare. A partire dalle 12,30 al ristorante si offre pasto con batti tradizionali di tutte le razze e di tutti i villaggi e bla bla e bla bla, finche non interrompo cortesemente l'oratore, chiedo a che ora riparte il bus per rientrare, ed ottenuta la risposta saluto e cortesemente ci sciogliamo da sta catena. Il villaggio è abbastanza piccolo e anche senza seguire la cartina finiamo subito al mercato campesinos. È davvero la parte più imponente e più affollato di piazza Benefica al sabato, solo che qui anzichè i pacchetti di abiti firmati la gente porta fagottoni incredibilmente grandi, sacchi con granaglie, bambini, pecore, lama, carriole e qualsiasi genere di mercanzie possibili. I commercianti sono generalmente gentili e rispondono sempre alle nostre curiosità sui prodotti che vendono, anche se sanno che non venderanno a noi quasi nulla. Compro solo un pezzo di pasta di cenere alla menta che si mastica con le foglie di coca a far da catalizzatore. Quella che ho fa schifo. Non sono tutti concordi quando gli chiedi se puoi fotografare anche se indichi evidentemente la merce e non loro. Comunque gli spunti fotografici migliori sono offerti dagli acquirenti, ma le foto vanno un po rubate, perchè quando si accorgono che li ritrai si incazzano quasi sempre. Molti uomini portano ponchos molto belli e spesso cappelli di feltro che ripetono la forma degli elmi degli spagnoli del 1500. Anche alcune donne vestono abiti non particolarmente belli ma cappelli di perline molto interessanti. Cerco con discrezione di fare qualche foto ma tra la confusione e il pudore di non essere scoperto non è facile. Uno fa perfino finta, o forse no, di volermi colpire col ponchos. Completato il giro al mercato campesinos e oggetti quotidiani ci avvicinano alla parte artesanias dove ci sono i tessuti. Ce ne sono di molto belli, pochi, e tanta paccottiglia. Comunque anche voler spendere denaro non hanno misure che a noi possano interessare. Poco prima delle 13,30 arriviamo al ristorante dal quale si dovrebbe rientrare per verificare che i due babbei che spiegavano in inglese ed in spagnolo stanno ballando una specie di quadriglia scoordinata con due turisti compiacenti. Intanto mi accorgo che mentre i più stanno salendo sul bus ed altri si stanno affrettando a pagare per uscire e salire sul bus, al ristorante stanno prendendo l'ordinazione di tre ragazze svedesi appena arrivate ed ancora a digiuno. Pur di vendere 3 piatti in più la stronza sorridente sale sul bus e spiega che ci sarebbe un ritardo tecnico di 10 min e invita tutti a ridiscendere dal bus. Ma la gente all'unisono dice di no e allora si rassegna, torna al ristorante e fa ingozzare le tre svedesi che dopo 2 min sono sul bus e si riparte. Rientrati a Sucre dopo due ore resta ancora il tempo di fare una lunga passeggiata nelle vie intorno al centro che ancora non abbiamo percorso. Poi cerchiamo di attrezzarci per la cena e rientriamo al bb per recuperare i bagagli e partire. C'è ancora tempo per godersi il bel tramonto dal terrazzino del bb in posizione dominante sulla città. Taxi Terminal e partenza. Buona notte.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: GaSucre da Sucre
lasciato il 30/10/2016 ore 3:22

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29/10/16 Sucre. Pur essendoci svegliati molto presto, alle 7,10 siamo già al terminal nuovo grazie al taxista che ci ha caricati. Non è lo stesso nel quale eravamo arrivati da Potosi e quindi anziché un bus ogni 1/2 ora o poco più, c'è solo un bus che parte alle 8,00. Lo prendiamo, è un bus locale ed in uscita da Potosì ed in entrata a Sucre si ferma ogni 2x3 a fare salire/scendere gente e bagagli. Arriviamo in città poco prima delle 12 e subito acquistiamo il biglietto per domani notte per LaPaz. Pagato il biglietto ci rendiamo conto che non abbiamo quasi più Boliviani e dobbiamo cambiare del denaro o ritirare. Andiamo in taxi al bb che abbiamo prenotato ed è davvero un figata, come diceva booking. Prendiamo la camera, la tipa ci racconta un po come muoverci e usciamo verso il centro a piedi, siamo a circa 1 km dalla piazza de arma, alla Recoleta, in una posizione dominante sulla città che si rivela subito belissima, la capitale. Arrivati in centro cambiamo soldi e mangiamo un almuerzo (pranzo fisso) un po deludente. Dopo pranzo andiamo a visitare la casa della liberta, vero highlight di Sucre, dove è stata firmata la costituzione moderna e sono mantenuti i cimeli di tutti i presidenti dalla rivoluzione per l'indipendenza ad oggi. Una specie di Quirinale Boliviamo. Usciti cerchiamo un altro museo Etnico e folklore ma è chiuso. Compriamo quindi il biglietto per l'escursione al mercato di Tarabuco domani e con un micro risaliamo alla Recoleta, dove visitiamo il Museo di arte indigena. Moto bello ma anche se siamo scesi di quota a 2750 m. , siamo ormai sfatti e dopo aver visitato ci ricoveriamo in canera. Cena al ristorante dell'hotel della Recoleta con vista sulla citta. Cool. Buonanotte
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: GaSucre da Potosi-Sucre
lasciato il 30/10/2016 ore 1:22

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28/10/16 Potosì. Abbiamo deciso di sacrificare il tempo che avremmo dedicato a Potosì, Sucre etc a favore del Salar di Uyuni e siamo gia convinti di aver fatto la scelta giusta. Potosì è una città mineraria, il cerro rico che incombe sulla città è stata la miniera d'argento che ha fatto la fortuna degli spagnoli dalla conquista a tutto il periodo coloniale, ed è tuttora in funzione. La città è stata grazie a questo un tempo la città più ricca e grande del mondo, ma noi di città coloniali spagnole ne abbiamo viste ormai a decine e quindi... Comunque al mattino dopo aver lasciato in lavanderia un bucato da 4 kg (di sabbia) riusciamo a visitare il palazzo della moneda, il museo più importante della città. Pranzo al mercato, sempre simpatico, si mangia vicino ad altre persone, sempre sorprese di trovarti a mangiare in questi posti, impossibile non fare amicizia. Ottima minestra di Trigo, Orzo. Ma quando sono le tre del pomeriggio, abbiamo gia visto quasi tutto ciò che c'è da vedere in città (ci sarebbe la visita alle miniere ma la descrizione è molto scoraggiante) e siamo sfatti. La citta è a 4100m. Di altitudine e tutta saliscendi, costa una fatica da non credere, anche se siamo ormai in quota da molti giorni. Quindi un riposo pomeridiano si trasforma in 3 h di sonno. Rimane solo il tempo di ritirare il bucato, fare ancora un giretto per il centro, cena e a letto. Domattina si riparte presto per Sucre.
<-------> Email: G@.

Autore del messaggio: GaUyuni da Uyuni 3
lasciato il 30/10/2016 ore 1:19

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27/10/16 Uyuni 3 giorno. La Nottata è passata, io non ho usato il,sacco lenzuolo ne il sacco a pelo affittato. Ho chiesto ad Emilio, l'autista del fuoristrada, proforma, se le lenzuola che giacciono sotto lo spesso strato di coperte pulciose venissero cambiate tutti i giorni, e lui ha risposto quello che io volevo sentire: "certamente". Quindo ho dormito con intimo da sci, felpa tecnica e interno giacca vento, pantaloni tuta, calzini e cappello, sotto 5 o 6 coperte ed ho avuto freddo soltanto la prima ora. Poi mi sono addormentato, ma alle 4 eravamo gia in piedi, 4,30 colazione e 5,00 partenza. Stamani Emilio non è molto in forma, ci serve colazione per ultimi e siamo sempre un po in ritardo rispetto agli altri. Quando accende l'auto e siamo tutti pronti per andare via il termometro dell'auto segna -14 gradi ed uno strumento segna un valore non gradito, come ci fosse qualcosa che non funziona. Scende, apre il cofano, e noi rimaniamo in auto tutti e sei, vedendo solo il cofano, lui armeggia un po e noi cerchiamo di capire cosa succede. Poi, improvvisamente, vediamo delle fiamme tra le fessure e ai lati del motore, e, prima di capire che è stato lui con una torcia per cercare d scongelare non so che parte del motore che provocava la lettura sbagliata dello strumento. Risolto il problema rientra in macchina sghignazzando ma si becca un bel vaffanculo in almeno tre lingue diverse. Si parte, siamo tutti infreddoliti e pieni di polvere fino al midollo. Prima fermata ai Geyser, a 4900 m. di altitudine, paesaggio da inferno dantesco, quando sorge il sole da un minimo di sollievo ma non troppo. La seconda fermata è alle terme (chiamiamole terme), una vasca con acqua calda a 30 gradi lungo la strada. Non abbiamo nessuna titubanza, ci spogliamo con una temperatura ancora probabilmente sotto lo zero e ci immergiamo, io Lori e Ines (l'olandese). Dall'inferno dantesco al paradiso in terra, il bagno è davvero rigenerante, ci sono una ventina di bagnanti ed è molto divertente vedere la faccia goduta di chi si immerge e sentirne i commenti. Credo che nessuno si sia lavato la sera prima e tutti si arriva dallo stesso percorso, nottata fredda, niente doccia, elettricità o altro. Il calore immagazzinato durante il bagno fa si che uscendo, per qualche minuto, il tempo di asciugarsi e vestirsi non si senta il freddo dell'aria, non sono ancora le sette del mattino. Gli autisti hanno fretta e vogliono arrivare in frontiera in fretta e quando arriviamo alla 3 fermata, il deserto di Dalì, ci fanno risalire in fretta e ripartire subito per paura di un Bloqueo sciopero in frontiera che ci ritarderebbe. Quando arriviamo alla frontiera col Cile scarichiamo i ragazzi Canadesi e li salutiamo. Non sono ancora le 9 del mattino ma sembra già di aver vissuto una giornata intera. Noi 4 invertiamo la marcia e ci rifermiamo alle terme ed al deserto Dalì per le foto. Poi cominciamo un nuovo tragitto per il ritorno ad Uyuni, men bello ma più diretto. Ci fermiamo ancora per pranzo in un piccolo villaggio e nel pomeriggio ancora alla Valle de rocas e a S. Cristobal, alle 5,15 arrivo ad Uyuni, abbiamo percorso in tre giorni circa 950 km quasi tutti di strada sterrata. Recuperiamo lo zaino che abbiamo lasciato in ufficio e a piedi subito al terminal dei bus, alle 19,00 abbiamo il bus per Potosì, dove arriveremo poco prima di mezzanotte.
<-------> Email: G@.

Autore del messaggio: Uyuni 2 da Uyuni 2
lasciato il 28/10/2016 ore 13:49

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26/10/16 Uyuni 2 Giorno. Colazione alle 6,00, buona, e alle 7,00 siamo già in strada. La sistemazione della notte era basica, ma confortevole, abbiamo avuto camera doppia con bagno e doccia in comune. Quella di stasera sarà molto più spartana, dormitorio da 6, bagno in comune, doccia fredda che a 4200 m. Nessuno farà e copertoni e lenzuola? Comunque noi abbiamo affittato due sacchi a pelo e abbiamo comrato i sacchi lenzuolo da mettere dentro, vedremo. Oggi è la giornata delle lagune, attraversiamo zone semi desertiche ma più montuose di ieri. Passiamo qualche vulcano di oltre 5000 m. di altezza con fumarole, incontriamo vicunie e, nelle bellissime lagune, molti fenicotteri. Le prime due lagune sono di colore bianco, non per il sale ma contengono carbonato di calcio, la terza, dove facciamo prenzo, è di colore verdastro. A corollario sempre le montagne brulle e con colori vari, dal rosso allle striature verdi o bianche per i vari minerali di cui sono ricche. In effetti pare che da queste parti la natura si sia veramente divertita. Quello di oggi è un paesaggio che in parte conoscevamo e ci aspettavamo perché molto simile al lato del deserto di Atacama ma alla fine della giornata arriviamo alla laguna colorada, di colore rosso per la presenza di un alga particolare che gli conferisce questa tonalità. A completare il quadro una spanda di montagnole di Borace, bianca da sembrare neve fresca e sullo sfondo montagne verdi (mi ricordo m v). Vicunie al pascolo e fenicotteri nella laguna. Tanto bello da far passare in secondo piano la relativa scomodità dell'alloggiamento, che comunque non è così terribile come pensavamo. Adesso aspettiamo cena, domani abbandoneremo alla frontiera i ragazzi Canadesi e noi e gli Olandesi torneremo indietro ad Uyuni per un altro cammino. Ps. Mi si è scaricata la batteria della camera e qui non ce la 220, forse domattina? Speriamo, siamo veramente in qlo a giove.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: Uyuni 1 da Uyuni1
lasciato il 28/10/2016 ore 13:48

Messaggio:
25/10/16 Uyuni. Nonostante la nottata trafficata siamo moderatamente riposati e verso le 10,30 cominciamo a capire di che gruppo facciamo parte, carichiamo la jeep e partiamo. Ci si ferma subito al cimitero dei treni e poi a colchani al mercato de artesania travestito da fabbrica di raffinazione del sale. Poi, finalmente si entra nel Salar vero e proprio ed è subito magia. È un posto davvero stupefacente. A parte qualche fermata di ruotine per fare delle foto, mucchi di sale, monumenti alla Paris Dakar e vecchi hotel di sale, l'highlight della giornata è sicuramente l'isola di Incahuasi. Una isola in mezzo al salar di roccia vulcanica con centinaia di Cardones giganti cresciuti spontaneamente. Mangiamo pranzo con il resto del gruppo, una coppia di 65 anni lei e ultra settantenne lui che girano in camper da 5 mesi in Sudamerica ed una coppia di giovani canadesi in luna di miele. Si parlano tutte le lingue possibili pur di poter comunicare, spagnolo, inglese e qualcosa di francese. Faccio una fatica bestia con l'inglese da quando sono in modalità Spagnolo. Dopo l'isola sulla quale spendiamo in paio d'ore (saliamo per il sentiero e scendiamo scalando le rocce, percorriamo a piedi il periplo dell'isola) ci rimettiamo in strada per percorrere quello che resta del salar, e, dopo una sosta per la foto col dinosauro, arriviamo al nostro alloggiamento di stanotte. Coda per la doccia, poi mate di coca e a seguire cena. Buona, Pensavo peggio. Poi a nanna, domani ci aspetta altra giornata tosta.
<-------> Email: @.

Autore del messaggio: GaUyuni da Uyuni
lasciato il 28/10/2016 ore 13:46

Messaggio:
24/10/16 La Paz, giornata dedicata alla visita della Città. Mercato Negro, chiuso per manifestazione. Fondazione Solon, chiuso per manutenzione. Arte al aire libre, cartiana sbagliata su lp e quando lo si trova è una roba che non valeva la pena. Insomma, un vero flop. La fermata nella città di La Paz è stata comunque interessante. La città ha una dislocazione molto interessante ed in generale l'abbiamo vissuta in maniera migliore rispetto a Lima. Poi la sera partiamo, alla volta di Uyuni, ma poco dopo la mezzanotte il pullman è fermo e armeggiano. Si è guastato, cambiamo bus, ma comunque alle sette siamo a destinazione con arrivo alba su deserto. Bello.
<-------> Email: Uyuni@.

Autore del messaggio: GagaTiwa da Tiwanaku
lasciato il 28/10/2016 ore 13:43

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23/10/2016 Tiwanaku. Gita a Tiwanaku oggi, sveglia senza sveglia ma comunque molto presto, con calma colazione e usciamo, prendiamo un collettivo e andiamo al terminal cementerio, dove dovrebbero esserci ogni ora dei bus o altri mezzi per la nostra destinazione. È in realtà un terminal distribuito tra tre o quattro vie, e non troviamo subito il mezzo che ci serve, anzi, qualcuno dice anche che oggi essendo Domenica non ce ne sarebbero. Ma è male informato, perché dietro l'angolo ci aspetta un signore con un pulmino al quale mancano gli ultimi due passeggeri per partire, ed eccoli qua. Uscire da La Paz è un delirio, è tutta bloccata per varie manifestazioni. Comunque alle 11 circa siamo a destinazione, la strada è quella che abbiamo percorso venendo a La Paz da Titicaca. Il sito è praticamente in una zona oggi semidesertica ma che al tempo delle varie ere delle civiltà Tiwanaku doveva essere molto verde. Infatti pare che queste civiltà siano collassate per fattori climatici. Con tre sorelle di La Paz che stavano nel nostro pulmino condividiamo una guida e questo rende la visita più interessante. Rientriamo a LaPaz con lo stesso pulmino e dopo una sosta in hotel ci rechiamo a fare un giro a Sopocachi, ma è un quartiere che la domenica è un po smorto e quindi rientriamo per il centro e ceniamo da 1700. Buonino.
<-------> Email: G@.

Autore del messaggio: GaLaPaz da La Paz
lasciato il 23/10/2016 ore 12:1

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22/10/16 La Paz. Per poter partire al mattino presto per La Paz, abbiamo deciso di prendere un autobus pubblico, finora ci siamo serviti di servizi di classe superiore o comunque prevalentemente mezzi turistici. Niente di sconvolgente ciò che stiamo per affrontare, anzi, i mezzi sono quasi paragonabili a quelli turistici economici. La differenza è che qui ognuno trasporta fagotti cesti o grossi cumuli di mercanzia in grandi sacchi di plastica neri, forse merce destinata ai mercati di La Paz. Siamo solo in due coppie di occidentali sul bus, tutto il resto è costituito da grosse signore in Bombetta di sbiego sulla testa e abiti tradizionali, i mariti, a volte le figlie o i figli e i nipoti normalmente infanti. Molti nuclei hanno componenti di almeno tre generazioni. La gente è sempre sorridente e sembra sempre serena. Il bus parte dopo aver cercato di caricare invano tutta la mercanzia che alcuni passeggeri tentavano di portare, con qualche minuto di ritardo. Era schedulato per le 7 del mattino. Il paesaggio, come diceva la guida è davvero bello, specialmente nella prima parte, siamo ancora vicini alle sponde del Lago Titicaca, e viaggiamo tra verdi colline terrazzate fino all'attraversamento di un piccolo stretto dove occorre scendere dal bus. Immaginavo ci fossero dei piccoli traghetti, invece il bus attraversa su una piccola chiatta di legno e noi su una barchetta a parte. Ripartiti il paesaggio si fa più piatto, anche se siamo sempre circondati da montagne. La più imponente che già si intravede è il gruppo del vulcano Illimani 6400 e rotti metri non lontano da La Pax. Arriviamo nella periferia della città e inizia lo stillicidio di fermate per far scendere tutti i locali, ad ogni angolo di strada ne scende qualcuno, quelli coi bagagli nella bagagliera solo nelle fermate ufficiali. Sembra una periferia in continua costruzione, da un bel pezzo non ci sono più strade asfaltate, si attraversano rogge senza ponti e questo avvicinamento ci costa quasi quanto tutto il viaggio. Poi questa immensa periferia diventa sempre più simile ad una città, si vedono i piloni del teleferico, la cabinovia di La Paz e infine ci rendiamo conto che siamo ancora ad El Alto, la città adiacente, sull'altopiano sopra La Paz. Una decina di ampi tornanti in mezzo ad un traffico sempre più caotico e verso le 11,30 siamo al terminal del Cementerio. Non siamo molto lontani dall'hotel che abbiamo prenotato, ma comunque chiediamo informazioni ad un poliziotto poco distante, ci chiama lui il taxi, contratta o chiede il prezzo perché ne in Perù ne in Bolivia esiste un taxametro, e prima di partire fa una foto al numero di licenza del taxi. Facciamo tutto il tragitto in coda tra stretti vicoli a causa di una protesta dei commercianti che blocca una parte del centro. il taxi evidentemente era in giro per conto suo perché nel baule ha la spesa e a bordo la moglie e il figlio piccolo, quando ci rendiamo conto che siamo sulla nostra via ma due isolati (quadras) più in basso, ci facciamo scaricare e risaliamo le poche centinaia di metri con gli zaini a spalle, la fatica della camminata di ieri si fa sentire. L'hotel Grand Palace è anche sopra le nostre aspettative e il ragazzo della reception ci da un sacco di consigli molto utili, visto che non avendo intenzione di fermarci molto non ci siamo documentati molto. Pensavamo anche non fosse un posto molto gradevole e invece si rivela subito molto interessante. Poche centinaia di metri sotto il nostro hotel c'è il mercato della Hechicheria (stregoneria) dove si vendono radici erbe stranissime per fare pozioni e le pozioni stesse, feti e piccoli di Lama disidratati. Ma quello che stiamo cercando è l'agenzia di viaggi che ci ha consigliato il ragazzo per vedere se riusciamo a fare l'escursione di 3 hiorni al Salar Di Uyuni, il motivo principale della visita in Bolivia che pensavamo di visitare in un solo giorno. Abbiamo cambiato idea. Troviamo il modo di partecipare a questa escursione, affittiamo i sacchi a pelo e ci compriamo due sacchi lenzuolo, occorre passare una delle due notti a 4600 m e non ce riscaldamento nel rifugio e pare che possa fare freddo. Soddisfatti usciamo e iniziamo a girare per la città, che è tutta in verticale, poi passiamo dal terminal principale per vedere quali possibilità ci sono per ripartire da La Paz per Cusco, ma siamo molto avanti nella programmazione del resto del viaggio, anche qui troviamo una soluzione comoda e questo ci consente di risparmiare tempo prezioso. Poi andiamo a fare un giro sul teleferico che porta a El Alto, risalendo la collina dalla quale siamo scesi stamani in bus e regalando viste molto belle della citta. Facciamo poco più che andata e ritorno, poi a piedi ci dirigiamo in albergo e usciamo nuovamente per cena, ma andiamo poco lontano, siamo stravolti. Al rientro, è sabato sera, nel nostro hotel due piani sotto c'è una festa con musica tecno a palla, ma non riuscirà a darci noia più di tanto, siamo talmente sfatti che ci addormentiamo comunque. E adesso che in realtà sono gia le 5,30 del mattino dopo, aspettiamo colazione e poi andiamo in gita a Tihuanaco, un sito archeologico ad una 50 ina di km da La Paz. Buongiorno a voi e buongiorno a me.
<-------> Email: G@.

Autore del messaggio: Gag da isla del Sol
lasciato il 22/10/2016 ore 12:12

Messaggio:
21/10/16 Isla del Sol lago Titicaca. Ci svegliamo presto come al solito, facciamo colazione e quando sono le 8,15 siamo davanti al molo per la partenza dell'imbarcazione che ci scaricherà al nord dell'Isola del Sol e ci riprenderà nel pomeriggio al sud dopo qualche km di trekking. Naturalmente tra tutte le possibilità di visita abbiamo scelto la meno comoda ma sicuramente la più bella. Il tragitto in barca è molto bello ma terribilmente lento e quando si arriva a destinazione sono circa le 10,45. L'idea che ci siamo fatti sulla base delle info che abbiamo sono che ci sia un sito da visitare, prossimo all'imbarco, l'ascesa per circa 2 o 300 m di dislivello e poi tutto in cresta fino alla fermata a sud dove dovremmo trovarci per le 15,30. Una caxxata detta così. Cominciamo a camminare ed il paesaggio è davvero incantevole, si sale fin da subito e si scorgono spiagge e fondali da cartolina. Naturalmente non ci sono bagnanti perché siamo a 3850 m di altitudine. Ogni volta che si supera una collinetta la vista cambia e ogni volta ci si stupisce, fino ad arrivare alle rovine del labirinto. Ci sono molte rovine, questa è l'isola dove, secondo la mitologia Incas, è nato il sole, una delle loro divinità, sicuramente la più importante. Comunque vediamo il sito con calma e ci apprestiamo a scalare quella che crediamo essere la salita che ci porterà in cresta per poi camminare come crediamo quasi tutto in piano/discesa fino al punto di arrivo. Mentre iniziamo a salire incrociamo una ragazza che era in barca con noi che ci dice di aver scoperto che ci sono una serie di ticket da pagare lungo il cammino e non avendo cambiato il denaro non è sicura di riuscire ad arrivare in fondo. Ci offriamo di prestargli il denaro che le serve e dopo qualche titubanza accetta e si unisce a noi. Ma già nell'affrontare la prima salita, quella che stava discendendo, respira affannosamente, forse troppo avendo appena iniziato il tragitto. Quando arriviamo primo check point il bigliettaio parla di 8 km di cammino, io ne avevo calcolato qualcuno in meno. Il paesaggio è sempre spettacolare ma superata la prima salita e fermi per il primo spuntino serio, Piedad, così si chiama la spagnola che abbiamo adottato, è già seriamente provata, cerca di alzarsi ma sta per svenire. La costringiamo mangiare ed a bere e si riprende. Continuiamo il tragitto che non è affatto piano ma un continuo saliscendi e man mano che passa il tempo e si avvicina l'ora della partenza del battello sale un po' anche l'ansia. Le ragazze sono sempre più stanche ed ogni salita sempre più faticosa. Tantè che arriviamo al punto di partenza con una decina di minuti di ritardo, convinti di dover prendere, se c'è, l'ultimo battello delle 16,30, ma sarebbe un po un disastro perché andrebbe ripagato e lei perderebbe anche il bus che dovrebbe portarla a La Paz stasera. Trafelati scopriamo che la puntualità Boliviana ha margini maggiori rispetto a quella Peruviana mq questa volta ci fa gioco. Arriviamo giù stremati dalla fatica e dal sole ma contenti. È stata comunque una giornata molto bella anche se con finale trilling. La serata si conclude con la organizzazione dei prossimi giorni, hotel a La Paz, Bus per Uyuni e quant'altro e domani, neanche a dirlo, sveglia alle 5 e partenza per La Paz. Buena noche.
<-------> Email: G@.
 
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